venerdì 31 ottobre 2008

WEEK END

Si chiude con oggi una settimana segnata dalle tante e grandi manifestazioni di civile dissenso che hanno tentato di fermare la ormai famosa legge Gelmini.

Chi ha qualche anno di più ha seriamente temuto che, in una situazione di mobilitazione generale di giovani, giovanissimi adulti e famiglie intere, scattasse una qualche provocazione con gravi conseguenze per le persone che vi si sarebbero state coinvolte.

Per fortuna, ma forse sarebbe meglio anche pensare, per l’intelligenza dei tanti soggetti in gioco, in primo luogo le migliaia di studenti, non è successo niente di irreparabile e le giornate resteranno un esempio di modo di un modo gioioso, fantasioso (lezioni all’aperto – abile uso dei media e della rete) e, se si vuole, anche irriverente di esprimere la propria indignazione per una legge inaccettabile.

Unico, pare fino ad oggi, episodio inquietante, l’aggressione di Piazza Navona. Qui, secondo quanto riferisce Curzio Maltese su Repubblica di ieri e in base a quello che un’insegnante ha raccontato alla 7 ieri sera a Lilli Gruber, un gruppo di estrema destra ha assalito ragazzini delle medie e superiori scatenando la paura prima, la reazione e gli scontri dopo.

L’immagine che resta di queste giornate di straordinaria partecipazione è quella di un paese che tenta di reagire, di uscire dall’angolo costituito dal senso d’impotenza generato dal clima cultural-politico dominante e di riprendere in mano le redini del suo futuro.

Una reazione molto forte, lo si vede dalle prime pagine on-line di tanti quotidiani che mettono in secondo piano la giornata di ieri preferendo aprire sui ribassi delle borse asiatiche.

Significa che la reazione è stata quella giusta e sta mettendo in difficoltà i tanti che avevano cercato di svilirla parlando di minoranze e di altro ancora.

Attorno a queste giornate di scuola di democrazia, trainate dall’entusiasmo dei giovani studenti, si può riprendere a lavorare con più lena per far sì che tutto questo clima positivo non venga spento dai troppi problemi piccoli e grandi che incombono.

Nella pagina locale del Gazzettino di oggi, si fanno le prime anticipazioni sulle scuole che per la legge Gelmini dovranno essere chiuse nel Portogruarese.

In un territorio che vede, oltre la crisi generale, anche quella del linificio con tanti capi-famiglia che rischiano il posto, si aggiunge un problema ulteriore per i nuclei familiari: quello di sopportare costi più alti per far arrivare i figli ai plessi scolastici più grandi. (Si tralascia oggi di parlare di possibili ricadute della didattica.)

Qualcosa si stia muovendo anche a livello locale. Dopo lo sciopero di ieri, Lunedì ci sarà una lezione all’aperto in Piazza Martiri.

giovedì 30 ottobre 2008

MINORANZE

12.13 In 25mila a Roma dalla Toscana - Sono 25 mila i toscani arrivati a Roma, con 236 pullman, un treno da Pisa, auto e treni 'normali', per la giornata di mobilitazione in difesa della scuola pubblica. Lavoratori della scuola, dell'universita' e della ricerca, giovani studenti, genitori che hanno accompagnato i figli minorenni le cui prenotazioni non venivano accettate. I pullman - e' detto in una nota della Cgil Toscana - sono confluiti all'Anagnina, non arriveranno mai a Piazza del Popolo, e nei parcheggi e' in corso un'altra manifestazione. Coloro che sono arrivati a Termini si sono divisi fra il corteo principale e un secondo corteo lungo via Nazionale resosi necessario perche' il primo non poteva contenere tutti i partecipanti.

12.12 A Roma troppa gente: il corteo si diveide in tre - Si è dovuto fare letteralmente in tre il corteo di studenti, professori, genitori organizzato a Roma dai sindacati in occasione dello sciopero generale della scuola. Gli organizzatori dal palco hanno spiegato che "per ragioni di spazio", a causa dell'enorme afflusso di persone, il corteo unitario si è diviso in tre spezzoni: il primo, quello dei sindacati, già giunto a piazza del Popolo, il secondo degli universitari che sta sfilando in via Cavour verso via dei Fori Imperiali e un terzo alla Magliana, perché non riesce a filtrare nel centro della capitale.

12.07 Pullman bloccati, si manifesta su raccordo anulare - Ventitrè bus provenienti dalla sola città di Siena sono fermi sul Raccordo anulare e hanno deciso di inscenare una protesta sul luogo, vista l'impossibiità di arrivare a piazza del Popolo. A darne notizia gli organizzatori della manifestazione.

12.06 Venezia, macchinisti dei treni salutano corteo - I macchinisti dei treni che giungono a Venezia lungo la ferrovia sul ponte della Libertà salutano con le loro trombe il corteo di studenti che sta manifestando contro i tagli alla scuola . I giovani, che secondo la Questura nel frattempo sono saliti a 5.000, lanciano slogan urlando "non facciamoci tagliare la testa" e "il futuro siamo noi".

11.52 In "30mila" in corteo a Bologna - Migliaia di persone - circa 8mila per la questura e 30mila per gli organizzatori - sono in corteo a Bologna per manifestare contro i provvedimenti del ministro Gelmini sull'istruzione pubblica

11.50 Cortei in tutta la Calabria - Cortei e manifestazioni di studenti si sono registrati questa mattina in diversi centri della Calabria, in concomitanza con il raduno nazionale di Roma contro la riforma della pubblica istruzione, alla quale hanno partecipato, secondo stime sindacali, almeno 2.000 persone provenienti dalla regione. A Catanzaro, come era gia' avvenuto ieri, i dimostranti hanno bloccato viale De Filippis, principale via d'accesso al centro del capoluogo regionale, provocando disagi enormi alla circolazione. Manifestazioni analoghe anche nei capoluoghi di provincia ed in alcuni centri minori, come Soverato, nel catanzarese, e Belvedere Marittimo, nel cosentino.

11.39 A Torino musiche di Rossini e Verdi - Anche le musiche di Verdi e Rossini suonate dall'orchestra del Teatro Regio, oggi, alla manifestazione del mondo della scuola torinese. I lavoratori dell'Ente lirico subalpino hanno voluto in questo modo testimoniare la vicinanza agli studenti, agli insegnanti e ai genitori, almeno 50mila secondo gli organizzatori, che stanno confluendo nella centralissima piazza Castello

11.35 Studenti verso il ministero dell'Istruzione - I collettivi universitari hanno deciso di deviare il percorso del loro corteo in piazza dei Cinquecento per dirigersi in Viale Trastevere, sotto al Ministero dell'Istruzione. I collettivi degli studenti si trovano ora in via Cavour. Diversi gli studenti, anche di scuole superiori romane, che hanno deciso di accodarsi al loro corteo.

11.32 Nascono i primi comitati per il referendum - Francesco Tanasi, segretario nazionale del Codacons, ha annunciato oggi la costituzione dei primi comitati di raccolta firme per l'abrogazione della legge Gelmini sulla riforma della scuola. "Sono nati a Roma, Milano, Palermo e Catania e presto verranno aperti anche nelle altre città, per permetere a tutti i cittadini traditi nelle loro aspettative di chiedere l'abrogazione di una legge appena nata, che gia' provoca enorme disapunto e scompiglio", si legge nella nota.

11.30 Cagliari, in migliaia a corteo - Sono almeno diecimila, secondo le prime stime degli organizzatori, i manifestanti che partecipano a Cagliari alla manifestazione. Nel capoluogo sono arrivati autobus da Oristano, dal Medio Campidano e dal Sulcis, ma non mancano gli apporti anche dal nord e centro Sardegna, con scuole del sassarese e del nuorese.

11.29 Cortei in tutta la Sicilia - Oltre a Palermo, dove per la Cgil sono scese in piazza 50 mila persone, manifestazioni contro la legge sulla scuola si stanno svolgendo nelle altre citta' della Sicilia. Sempre secondo la Cgil, 20 mila persone hanno protestato a Catania, 10 mila a Messina, 6 mila a Siracusa, 10 mila a Trapani, 5 mila a Caltanissetta. Iniziative anche in centri piu' piccoli, come Cefalu' (Palermo), dove tutte le scuole superiori sono rimaste chiuse e 1.500 persone hanno marciato in corteo.

11.18 Genova: in piazza "10mila persone" - "Noi la crisi non la paghiamo": è questa la scritta sullo striscione in testa alla manifestazione pacifica che sta attraversando il centro di Genova.

11.14 Testa del corteo entrato in piazza del Popolo - E' entrata in piazza del Popolo la testa del corteo dei lavoratori della scuola che da questa mattina stanno sfilando contro la riforma Gelmini. Secondo gli organizzatori sarebbero ancora trecentomila le persone ferme che non riescono ad unirsi al corteo. Ci sarebbero venti pullman della Uil Scuola di Napoli fermi all'Eur, trenta pullman dall'Umbria, ventuno dalla Basilicata.

10.41 10mila fra studenti, insegnanti e genitori in corteo a Messina - Anche Messina scende in piazza contro la legge Gelmini di riforma della scuola. Un corteo sta attraversando le principali vie cittadine, tra piazza Cairoli e piazza Unita' d'Italia dove ha sede la Prefettura.

10.30 In mille in corteo all'Aquila - Sono circa un migliaio gli studenti che stamani hanno preso parte, a L'Aquila, alla manifestazione di protesta contro il decreto Gelmini.

10.27 Striscioni nei balconi lungo il corteo a Roma - Un lungo striscione che va da finestra a finestra con la scritta "vita da precario" in uno dei palazzi di via Barberini saluta il passaggio dei corteo dei manifestanti. Tanti i cittadini alle finestre che salutano e partecipano alla manifestazione di oggi

10.23 Cortei a Napoli - Ancora manifestazioni a Napoli contro la riforma della scuola voluta dal ministro Mariastella Gelmini. Oltre alle 6.000 persone, tra personale docente e amministrativo, che secondo i sindacati anche autonomi si sono recate questa mattina a Roma per partecipare alla manifestazione nazionale, oltre agli studenti partiti alle 6.30 sempre per la capitale, cortei si registrano nel capoluogo campano e in provincia. Tre istituti superiori sfilano a Portici, uno ad Ischia, 1.000 studenti ad Arzano. A Napoli, l'appuntamento è fissato per le 14:00 a via Mezzocannone.

10.11 La coda del corteo ancora bloccato a piazza Esedra - Sono decine e decine di migliaia gli insegnanti, gli studenti e i bambini delle scuole elementari che hanno cominciato a sfilare per le vie di Roma per protesta contro la riforma della scuola approvata ieri al Senato. Preceduti da cinque cordoni di polizia, la manifestazione, cui si e' aggiunto all'inizio di via Barberini il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, e' ormai in prossimita' di piazza Barberini. La stragrande maggioranza dei partecipanti è però ancora ferma dentro l'enorme catino di Piazza Esedra, che non riesce a contenere tutti manifestanti. Il corteo, che si snoderà verso le vie del centro storico della capitale fino ad arrivare a piazza del Popolo, è aperto da un camioncino da cui vengono lanciati slogan, vengono spiegati i contenuti della riforma e viene diffusa musica. Subito dietro le bandiere e i palloncini della Flc Cgil. Studenti e bambini issano striscioni contro il ministro dell'Istruzione e la riforma della scuola pubblica.

09. 50 Ingorgo alle porte di Roma dove centinaia di pullman diretti alla manifestazione sono bloccati per il traffico

09.41 Manifestazioni in tutta Italia - La Rete degli studenti riferisce che sono in corso manifestazioni anche in altre città: Torino, Padova, Caltanissetta, Siracusa, Cuneo, Alghero, Nuoro, Ragusa, Sassari, Modena, Bologna, Cosenza, Catania , Modica, Comiso, Trani, Palermo, Bergamo, Cremona

09.36 Due cortei a Palermo in Sicilia - Si prospetta molto elevata in Sicilia l'adesione dei docenti allo sciopero contro la legge di riforma della scuola indetto da Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda. Secondo la Flc Cgil molti istituti sono rimasti chiusi a Palermo e provincia. A Palermo due i cortei: uno di docenti, personale scolastico e genitori e l'altro di studenti delle superiori e dell'universita'. Le due sfilate si congiungeranno in piazza Politeama, nel centro della citta', per una manifestazione

09.30 A Milano migliaia di persone in largo Cairoli - Migliaia di persone si stanno radunando per l'inizio del corteo di protesta contro l'approvazione della legge Gelmini di riforma della scuola, in Largo Cairoli a Milano. Pronti a muoversi in testa al corteo ci sono i genitori e gli insegnanti di Rete Scuole. Piu' numerosi gli studenti delle scuole superiori di Milano e provincia.

Fonte: Tiscali Notizie di oggi

mercoledì 29 ottobre 2008

APARTHEID E INTEGRAZIONE

Nel giorno in cui il Decreto Gelmini diventa legge dello Stato nonostante le manifestazioni di dissenso di migliaia di studenti (alcuni di loro hanno passato la notte davanti al Senato), non appare fuori luogo rispolverare quanto scritto da un settimanle dieci giorni fa a proposito dell'ispirazione di fondo di questa nuova legge e di altri provvedimenti.


La Lega cavalca l’onda e va all’arrembaggio dell’immigrato "fantasia padana" non ha più limiti, né pudore prima le impronte ai rom, poi il permesso a punti e i 200 euro per il rinnovo, poi l’impedimento dei ricongiungimenti familiari, e ora una mozione, avanzata a sera tardi in Parlamento, per le classi differenziali, col pretesto di insegnare l’italiano agli stranieri.

Il problema dell’inserimento degli stranieri a scuola è reale, ma le risposte sono "criptorazziste", non di integrazione.

Chi pensa a uno "sviluppo separato" in Italia, sappia che quel concetto in altra lingua si chiama "apartheid", andata in scena in Sudafrica per molti anni: autobus, cinema e scuole separati.

L’onorevole Casini ha parlato di proposta vergognosa: «Di questo passo, andrà a finire che ai bambini delle classi separate cuciranno sul vestito la lettera "i" come immigrato».

E il Secolo d’Italia, quotidiano di An, nel tentativo di frenare la Lega, ha scritto: "Scordatevi l’apartheid".

La questione dell’italiano è solo una scusa. Tutti sanno che le cosiddette "classi di inserimento" non sono efficaci.

I risultati migliori si ottengono con classi ordinarie e con ore settimanali di insegnamento della lingua. In Italia questo, in parte, avviene.
Lo prevedono le "Linee guida" (2006) dell’allora ministro Moratti per l’accoglienza degli alunni immigrati, approvate anche dalla Lega.

C’è un progetto che prevede un finanziamento di 5 milioni di euro per insegnare tre diversi livelli di lingua italiana. Il Governo potrebbe rispolverarlo e far cadere (per amor di patria) la prima "mozione razziale" approvata dal Parlamento italiano.

Oppure, guardare a esperienze come a Firenze dove un pulmino passa a prendere i bambini stranieri a scuola, li porta ai corsi d’italiano e poi li riporta in classe.

La mozione, poi, va letta fino in fondo. Prevede che i bambini immigrati, oltre alla lingua italiana, debbano apprendere il «rispetto di tradizioni territoriali e regionali», della «diversità morale e della cultura religiosa del Paese accogliente», il «sostegno alla vita democratica» e la «comprensione dei diritti e dei doveri».
Qualcuno sa dire come spiegarlo a un bambino di 5-6 anni, che deve ancora apprendere l’italiano?

Se l’integrazione è un bene (tutti la vogliono), dev’essere interattiva.

E allora,perché non insegniamo agli alunni italiani il rispetto delle "tradizioni territoriali e regionali" degli immigrati? Ha detto bene il cardinale Scola:

«I buoni educatori devono saper favorire l’integrazione tra le culture, che è una ricchezza per tutti». Il rischio, altrimenti, è una società spaccata in due, di cui una con meno diritti dell’altra.

Alle difficoltà reali si risponde con proposte adeguate, come s’è fatto col maestro di sostegno.
In Italia non abbiamo più classi speciali per portatori di handicap, ci sono scuole dove sordi e muti stanno insieme a chi parla e sente.

La mozione approvata dal Parlamento fa scivolare pericolosamente la scuola verso la segregazione e la discriminazione. Si dice "classi ponte", ma si legge "classi ghetto".

Negli anni Sessanta, quando bambini napoletani, calabresi o siciliani andavano a scuola a Novara, nessuno s’è sognato di metterli in una "classe differenziale" perché imparassero italiano, usi e tradizioni del Nord, né di far loro dei test d’ingresso. Perché ora ci pensa il novarese Cota?

Da Famiglia Cristiana del 19.10.2008

martedì 28 ottobre 2008

DA STOCCOLMA A CARDIFF

In Italia si sono mobilitati in tanti per R. Saviano. Poco visibili le istituzioni, più presenti ed attivi alcuni quotidiani e gruppi di iniziativa civile.

Il modello più seguito è quello della lettura in pubblico di passi del suo libro ‘Gomorra’.
Sabato scorso a Napoli si sono alternati nella lettura attori, registi, intellettuali, il direttore del quotidiano ‘Il mattino’, il presidente dell’unione degli industriali della città e il presidente dell’ordine dei giornalisti campani.

Una sorta di rito civile durato alcune ore.

La notizia nuova però viene dalla lontana Svezia:

La giuria del premio Nobel per la letteratura lo ha invitato a tenere un discorso all’Accademia di Svezia a Stoccolma.

La data non è stata ancora fissata. Il tema dell’intervento del giovane scrittore italiano è

La libertà di espressione e la violenza senza legge.’

Dopo la calda accoglienza alla fiera del libro di Francoforte giunge così a Saviano un secondo riconoscimento internazionale.

Una solidarietà alta e solenne che segna in modo netto il divario di iniziativa tra le nostre istituzioni e quelle di altri paesi.

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Un giorno fui chiamata a rapporto a rapporto dal mio professore:
“Laura, ma cosa devo fare con te?”

Spaventata, azzardai una piccola protesta: “Ma che c’è Prof.? Cosa ho combinato? Ho sbagliato
qualche calcolo?”


“Niente di tutto questo” sorrise lui mesto “E’ che vai troppo veloce..”

Con un sospiro cominciò a scorrere l’elenco dei miei ultimi lavori.

“Tu sei troppo brava, Laura, e questo è un problema! Tra sei mesi si riunisce il consiglio di facoltà per decidere la nomina del nuovo associato alla cattedra….. Il posto tocca a Giovanni …. Sta in lista d’attesa da un sacco di tempo! Ora, se tu ti presenti con tutti questi lavori, mi metti in imbarazzo.. perchè a te non ti possiamo scegliere, sei troppo giovane…”

“E allora?”

“E allora devi rallentare! Prenditi una vacanza, stattene buona per un po’!...... Sei così giovane. Puoi aspettare!”

Mi guardai attorno. Spedii una mail a un’università inglese che aveva bandito un concorso per un posto da ricercatore nella mia materia.

Nel giro di 24 ore ricevetti una convocazione….. esaminarono il mio curriculum…. mi intervistarono per un paio di ore…… e mi chiesero di attendere. Un quarto d’ora dopo si presentò il Decano della facoltà con il contratto di assunzione.

Mi chiamo Laura G. Ho trent’anni. Insegno all’università di Cardiff.

Fonte: L’Unità del 25 X 2008

lunedì 27 ottobre 2008

11 Febbraio 1950

DISCORSO IPOTETICO

"Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza.
Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali.

C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata.
Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica,intendiamoci).

Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle.
Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private.

Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi.

Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato.

E magari si danno dei premi,come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private.
A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola previlegiata.........

Attenzione, questa è la ricetta.
Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina.

L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto:
rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà.

Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.

Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico."

Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma l’11 febbraio 1950

Fonte: Blog di B. Grillo 22.10.08

sabato 25 ottobre 2008

REAGIRE

Sabato scorso il titolo del blog era ‘sgomento’, lo stato d’animo che si provava collegando tutto quanto sta succedendo sia a livello nazionale sia a livello locale: dalle minacce a Saviano ai funerali di Haider, al dibattito nel centrodestra jesolano in merito alla partecipazione alle esequie del sindaco con tanto di stendardo del comune.

Si sono visti anche nelle piazze del nostro territorio gazebi della destra per una raccolta firme per la sicurezza e contro eventuali nuovi campi nomadi.

Tralasciando il neonato movimento degli studenti si sono registrate in Italia e questo sito le ha, nel suo piccolo, divulgate delle reazioni anche importanti al clima pesante che si respira: da Caserta al referendum di Vicenza.

Lo scorso fine settimana a Mestre è stata anche organizzata una festa interetnica per dare visibilità a tutte quelle persone che fanno funzionare le industrie del nordest e curano i tanti anziani soli.

Ecco forse il tessuto sociale del nostro territorio, quelle persone che credono in una democrazia fatta di diritti e di doveri, di partecipazione e tolleranza dovrebbe riuscire a reagire, ad uscire con un’iniziativa che dia spazio a queste energie presenti e faccia capire a tutti che le priorità per il nostro futuro non sono le facili strumentalizzazioni veicolate dagli slogan martellanti dei media ma altre:

la sicurezza certo ma quella messa in pericolo dalle infiltrazioni della mafia nel settore economico, il lavoro, la qualità dei servizi e molto altro ancora.

venerdì 24 ottobre 2008

PENSAVANO DI AVERCI TRASFORMATI TUTTI IN ASPIRANTI VALLETTE E TRONISTI.

Il titolo riproduce uno dei tanti striscioni portati in giro dagli studenti che in questi giorni stanno riempiendo con la loro proteste le città ed i media.

Lo si riprende dall’odierna edizione on-line della Stampa di Torino.

E’ emblematico perché svela l’imbuto culturale in cui per anni, ma forse non sarebbe azzardato dire: per un paio di decenni, si è tentato di canalizzare l’idea di un progetto di futuro per se stessi dei giovani, che in mancanza d’altro stavano davanti ad uno schermo televisivo.
Uno stile di vita, dominato dall’edonismo e dall’arrivismo.

I dati ufficiali, che lo stesso giornale definisce palesemente inadeguati, parlano di trecento manifestazioni organizzate, di 150 scuole e 20 facoltà occupate in tutta Italia.

Queste migliaia di studenti che stanno diventando i protagonisti di una nuova stagione di speranze,
iniziano a riprendersi in mano il loro futuro, cominciano a raccontare al pubblico più vasto la realtà di un paese che deve ritrovarsi e ripartire.

Lo fanno attraverso parole semplici, discorsi diretti non mediati da opportunismi politici o altro:

"Sai cosa c'è? Alla fine uno si rompe le balle di avere paura. Ho 22 anni e vivo ogni giorno a sotto ricatto. Paura di non farcela a riscattare tutti i crediti, del contratto da precario in scadenza, di non poter più pagare l'affitto e le bollette e dover tornare dai miei, di non trovare un vero lavoro dopo la laurea.

Campo a testa china e tiro avanti sperando che domani sia migliore. . Non mi spaventa nulla, sono stufo.
Dice un altro: ” Insomma, qui non c'entra la politica, c'entra la vita. Il mio futuro, quello di Francesco, Vanessa, Ilaria...".

"La mia vita attuale è questa. Studio come un pazzo per finire in fretta e bene, lavoro in un call center, dormo in una camera a 500 euro al mese. E sopporto pure che un Padoa- Schioppa o un Brunetta o una Gelmini mi diano del bamboccione o del fannullone.

Ma non che taglino i fondi all'università per fare affari con l'Alitalia etc…..la crisi io non la pago. Questa settimana di proteste è stata la più bella esperienza di questi anni. Si respira, si parla, si discute dei sogni, del futuro. Penso sia un mio diritto.

…lavoro in un call center dove il mio vicino di scrivania cambia sempre, a ogni turno, senza contare che abbiamo tutti le cuffie e non c'è neppure la pausa caffè. In questi giorni ho alzato la testa, mi sono guardato intorno, ho conosciuto studenti da tutta Italia, mi sento vivo".

Scrive Curzio Maltese di Repubblica:
“E' un rivolta di bravi ragazzi, della nostra meglio gioventù. Non è una rivolta contro i padri….. ma di giovani che prendono sul serio le parole dei padri. Vogliono studiare, uscire di casa, fare carriera per meriti e non per conoscenze, crescere insomma e scoprono che in Italia non è possibile. Non è possibile per un giovane essere "normale".

Da qui la rabbia di questi ragazzi miti. Anche un po' secchioni. Luca e altri, con Francesco e Vanessa, ieri ospiti di Santoro, hanno tirato l'alba a studiare la legge Gelmini nei minimi particolari.

"La legge …. , mi spiegano, "taglia i fondi per la ricerca, che in Italia è l'uno per cento del Pil contro il tre della media europea e del trattato di Lisbona. Riduce il numero dei ricercatori che da noi sono tre ogni mille abitanti, contro l'obiettivo di otto. Non taglia le sedi universitarie, che in Italia sono 115, più di una per provincia, con decine di corsi frequentati da un solo studente. Soltanto Roma ha sedi decentrate a Civitavecchia, Rieti, Pomezia: Ma quelle rispondono a interessi clientelari".

Dice Ilaria:
"Non che m'interessi più di tanto, perché fra un anno vado in Inghilterra. Però mi sembra giusto dirlo, protestare finché si può".


Ed il giornalista aggiunge che il Dipartimento di Fisica, quello di Fermi e Amaldi, è il fiore all'occhiello della gloriosa e ormai sfasciata Sapienza. E' quarta nelle classifiche europee, fra le prime dieci del mondo, dentro un'università che non compare neppure fra le prime cento. La fuga dei cervelli all'estero è la norma e cresce di anno in anno.

Un docente:

“Qui stanno dismettendo l'istruzione pubblica, un pezzo per volta. E' una cosa mai successa in nessuna parte del mondo civile. Negli Stati Uniti, il paese più malato di iper capitalismo, l'università pubblica rimane ancora fortissima. Uno studente di Fisica può scegliere di pagare quattromila dollari a Berkeley o quarantamila a Stanford, ma la qualità è la stessa, alla fine si spartiscono lo stesso numero di premi Nobel. Per non parlare dell'Europa. Qui invece fra pochi anni l'istruzione pubblica, di questo passo, sarà relegata alla marginalità, alla serie B.

Fonte: i siti di La Repubblica e La Stampa di oggi