A Capannori (Lucca) il “porta a porta” è consolidato per 26 mila dei 45 mila cittadini, con oltre l’80% di differenziazione.
Dall’avvio del “porta a porta” c’è stata una riduzione dei rifiuti indifferenziati di oltre 10.000 tonnellate.
Grazie alla sola raccolta differenziata della carta nel 2007 si è risparmiato l’abbattimento di 100.000 alberi, il consumo di 2.85 milioni di litri di acqua, l’emissione di 9.100 tonnellate di CO2. Per un termine di paragone, 2.85 milioni di litri di acqua risparmiati equivalgono al risparmio idrico del consumo annuo di 31.647 cittadini.
Nel 2007 sono state raccolte 15.723 tonnellate di materiale differenziato. In Provincia di Lucca il costo medio di conferimento dell’indifferenziato è di 160 euro alla tonnellata. Se queste 15.723 tonnellate fossero finite nel circuito dei rifiuti indifferenziati sarebbero stati necessari 2.515.680 di euro per il loro smaltimento.
La spesa di conferimento agli impianti di riciclaggio delle 15.723 tonnellate è stata invece di 507.688 euro. Inoltre, va considerato che la carta è una risorsa. Infatti, dalla vendita delle 6.439 tonnellate di carta raccolta sono stati ricavati 340.010 euro: il risparmio è di 2.348.000 di euro.
Il “porta a porta” necessita di un numero più elevato di operatori. Dall’inizio di questa raccolta ad oggi ci sono state 30 nuove assunzioni.
Con i risparmi ottenuti dal non dover smaltire i rifiuti indifferenziati, oltre a coprire i costi delle nuove assunzioni, il Comune ha riconosciuto una riduzione della tariffa ai cittadini, pari al 20% sulla parte variabile."
A cura di Marco Boschini, www.comunivirtuosi.org
Adesso le buone pratiche nella gestione dei rifiuti diventano anche volano per lo sviluppo turistico del territorio capannorese.
Un’agenzia di viaggi di Brescia ha infatti promosso un Eco Tour con destinazione ‘Capannori e Toscana’: un ‘pacchetto’ di viaggio della durata di 3 giorni che prevede una visita guidata alla raccolta ‘porta a porta’ realizzata sul territorio e ai luoghi più caratteristici, oltre ad un pranzo in un agriturismo con prodotti Bio.
L’Eco Tour prevede inoltre una visita a Scandicci e a Firenze.
“Si tratta di una nuova e interessante opportunità per il nostro territorio – commenta l’assessore all’ambiente, Alessio Ciacci –. Per la prima volta infatti sono le buone pratiche realizzate dalla nostra amministrazione nel settore ambientale con il ‘porta a porta’ e l’adesione al progetto ‘Rifiuti Zero’ a richiamare turismo a Capannori. Un altro importante riconoscimento alla nostra politica ambientale. All’inizio del prossimo anno ospiteremo già il primo gruppo di turisti ecologisti”.
da: wwww.comune.capannori.lu.it.
venerdì 7 novembre 2008
I RIFIUTI 'ANTIRECESSIONE'
giovedì 6 novembre 2008
A PROPOSITO DEI MEDIA : CHE HA FATTO OBAMA?
Obama ha vinto con Internet. Il web ha surclassato la tv. ..... l'universo della rete.. - ha celebrato - .. il successo del giovane candidato democratico come un passaggio fondamentale verso il suo futuro
Un futuro che non è solo fatto di informazione e contenuti mediatici, anche se colpisce il dato del 33% dei cittadini americani connessi on line, e non sintonizzati sulla tv, per conoscere i risultati elettorali (fonte Pew Research),ma soprattutto di partecipazione «dal basso».
Dalle decine di citizen-journalists accreditati alle conferenze stampa, alla rete di sostenitori armati di telecamere e pronti a segnalare eventuali scorrettezze ai seggi.
Obama, attento alle nuove tecnologie per connotazione generazionale, ha impostato gran parte della sua campagna elettorale puntando sulle attitudini del Web 2.0: da Facebook a MySpace, da Youtube ai videogame.
.......
Stando a Wired, la più influente rivista americana sulle nuove tecnologie, è proprio dai social network che possono arrivare le idee più efficaci per curare i mali della nostra società.
Un esempio? Proprio su Facebook è stata da poco inventata Carpool, un'applicazione che permette di trovare qualcuno che fa lo stesso percorso per andare al lavoro e con cui condividere l'auto.
Anche su questo Obama è già in corsa e, al primo punto del suo programma sulle nuove tecnologie scrive:
«Abbiamo bisogno di connettere i cittadini tra loro per impegnarli in modo più diretto nella soluzione dei problemi da affrontare.
Dobbiamo usare tutte le tecnologie per spalancare le porte del governo federale, creando un nuovo livello di trasparenza per cambiare il modo in cui le questioni vengono gestite a Washington e dare agli americani la possibilità di partecipare alle scelte governative». Come? Con il web.
Fonte: Unità di oggi
mercoledì 5 novembre 2008
SERVIZIO PUBBLICO E MANGANELLO MEDIATICO.
Il servizio pubblico dovrebbe essere un concetto ormai consolidato in una democrazia matura.
Laddove esso viene meno, dovrebbero scattare denunce, la gente si dovrebbe indignare, i giornali
riprendere la notizia, amplificarla, suscitare un’ondata emotiva di ribellione in modo che chi ha fatto il disservizio non ci provi più.
Al primo posto sempre e solamente l’interesse di tutti.
Dopo gli incidenti di venerdì scorso a Piazza Navona, a margine delle grandi manifestazioni degli studenti, una coraggiosa insegnante era andata ad una trasmissione serale della rete televisiva nazionale, la 7 , ed aveva denunciato le aggressioni di una banda di destra ai giovani studenti medi che stavano civilmente protestando.
Il giorno dopo sui giornali apparivano versioni diverse, a parte Curzio Maltese su Repubblica e poco altro. Dette versioni venivano riprese in parlamento da un rappresentante del governo che, pochi giorni dopo, parlava di uno scenario opposto rispetto a quanto detto dalla docente a Lilli Gruber.
Lunedì sera la rete televisiva n. 3 presentava delle immagini inequivocabili che documentavano l’esattezza della versione della docente.
La trasmissione ‘Chi l’ha visto?’ ha fatto un servizio pubblico. Ha dimostrato, immagini alla mano, l’oggettività dei fatti e smentito letture di parte dei fatti successi in quella piazza.
Questo lavoro di servizo pubblico non è stato digerito da dei gruppi di destra. L’altro notte una quarantina di persone ha dato l’assalto agli studi televisivi dove viene prodotta la trasmissione ’Chi l’ha visto’.
Incuranti delle telecamere fisse che li riprendevano sono riusciti ad entrare e a fare dei danni.
Squadrismo? Forse lo squadrismo vero era ben peggiore, ma viene il dubbio che qualcosa si stia muovendo in questo senso. E se non ci si cura delle telecamere che ti riprendono, cosa si deve pensare?
Una rete televisiva fa del servizio pubblico e cosa succede? I suoi studi vengono assaliti.
Dove siamo? Pare di essere in un’Italia che non conosciamo o che purtroppo dovremo sforzarci di immaginare, temere e combattere.
Gli squadristi fascisti avevano un’arma, passata tristemente alla storia: il manganello.
Dell’uso nei media televisivi di un simile strumento parla il giornalista Robecchi in un articolo di qualche giorno fa che riportiamo qui sotto. Ancora attualissimo permette di capire il ruolo di una tv che non fa servizio pubblico.
Che bisogno c'è di usare il manganello quando già si impugna un telegiornale?
E' innegabile che il trucchetto del capro espiatorio non solo funziona, ma si allarga a macchia d'olio.
E' passato appena un anno da quando i cattivi da eliminare erano i lavavetri di Firenze.
Dài e dài, come la goccia scava la roccia, la propaganda convinceva tutti che del declino di una città fossero responsabili quattro straccioni. Era un inizio in sordina.
Poi vennero gli zingari, gli stranieri in generale, i senza diritti, i senza garanzie.
Il sistema funziona così bene che ce lo troviamo oggi applicato ai lavoratori dell'Alitalia (per esempio), dipinti ogni giorno come vampiri della loro azienda, gente che fa il nababbo mentre tutto affonda, per cui si sente parlare di assistenti di volo e hostess come si parlasse di Briatore.
Se il capo del governo vede andare in crisi il suo truffaldino piano di «salvataggio», va trovato un colpevole: la Cgil, i lavoratori. Il manganello picchia lì.
Altro esempio, la polemica sui famosi «fannulloni», che ha partorito Brunetta e creato la sensazione diffusa che chiunque lavori per la pubblica amministrazione stia lì a rubare lo stipendio.
Lo stesso succederà tra breve, quando si tratterà di licenziare alcune decine di migliaia di maestre elementari. Si dirà che non sono all'altezza del compito (la Gelmini l'ha già detto), che costano e non producono.
Il manganello mediatico comincerà a lavorare sodo: sono troppe, lavorano quattro ore al giorno, il tempo pieno allontana i bimbi dalle famiglie, eccetera eccetera, finché un sondaggio decreterà che l'80% degli italiani non ne può più delle maestre!
E poi? E poi avanti un altro, la platea dei manganellandi è infinita.
La chiamano modernizzazione, e hanno ragione: prendere l'olio di ricino col telecomando è una bella comodità.
Dal Manifesto del 21.09.08
martedì 4 novembre 2008
LE IMMAGINI E IL CUORE DEL PROBLEMA
Le immagini escono dallo schermo e ti aggrediscono con la loro violenta immediatezza. Una donna corre in uno spazio nudo, disadorno, tra muri vecchi e stanze vuote.
Non ci sono voci, solo rumori e suoni: l’eco dei suoi passi, il respiro affannoso. La telecamera inquadra da troppo vicino il suo sguardo, il suo volto distrutto dall’angoscia, i suoi capelli in disordine. Il tutto ti aggredisce e ti lascia costernato.
Sullo schermo ora appaiono delle foto. Per lo più in bianco e nero.
Sono appese ai muri. Grandi foto di cadaveri. Parzialmente insanguinati. Riprese subito dopo l’esecuzione. Poi altre foto di uomini vivi. La memoria con un po’ di fatica li riconosce: Salvo Lima, Vito Ciancimino, altri meno noti. Parlano, sorridono. Altre si susseguono. Altri morti ammazzati. Il volto sconvolto di una vedova.
Ancora la donna: strappa le foto dai muri, si siede per terra, le lacera, le fa a pezzi. Il mare, il suo rumore, sempre uguale, la donna seduta sulla battigia, raccoglie quello che è rimasto delle foto, le mette in un secchio e vi dà fuoco. Abbandona il secchio ardente alla risacca.
Poi una barca con la donna al largo. Si spoglia, scavalca il bordo e si lascia cadere giù.
Il palcoscenico si illumina, vengono portate delle sedie. Delle persone vi prendono posto.
L’uomo finge di rispondere alla domanda. Racconta, racconta.
Parla di un paese, di una nazione che si distingue da tutte le altre per la sua specificità. Lui da vent’anni vive sotto scorta. Ha visto morire colleghi e conoscenti. Tutti coloro che hanno osato sfidare il mostro non ci sono più. Eliminati.
Parla di numeri. Tanti anni fa un padre di famiglia, lavorando, con la moglie che tirava avanti la casa manteneva i figli, li faceva studiare riuscendo a lasciar loro anche qualcosa in eredità.
Oggi ambedue i genitori lavorano, hanno un figlio magari anche laureato, privo di una prospettiva di futuro. Davanti a lui solo precarietà.
Altre cifre: negli anni sessanta, settanta un dirigente prendeva ogni mese quaranta volte la paga dell’operaio. Oggi quattrocento volte.
Maastricht: la comunità europea ha posto ai bilanci degli stati regole ferree. Non si possono più sottrarre facilmente come prima i soldi al settore pubblico. Quindi bisogna ricavarli dalla spesa sociale. Un magistrato riesce nel suo lavoro, fa condannare, prove alla mano, il malavitoso in tutti i gradi di giudizio. La politica gli trova un posto in Parlamento.
Fa nomi e cognomi. Dice che alle camere non possono sedere condannati o inquisiti. Un lungo applauso copre le sue parole.
Il mostro ha una definizione: rapporto tra mafia e politica. Un intreccio che nessun altro paese europeo conosce e deve pagare. Noi si.
Le minoranze, dice, hanno salvato l’Italia nel passato. Di una minoranza fu la guerra di liberazione. Una minoranza ha scritto la Costituzione, ultima trincea della nostra democrazia.
Luogo: Pordenone. Giornate dedicate alla conoscenza del fenomeno mafioso.
Venerdì 31.10.08. Cortometraggio di Letizia Battaglia. Il magistrato: Roberto Scarpinato, ha scritto con il giornalista Saverio Lodato: IL RITORNO DEL PRINCIPE
lunedì 3 novembre 2008
L'INVENZIONE DELLA 'MINACCIA' E I BISOGNI REALI
Lo aveva scritto dieci anni fa: gli immigrati sono "utili invasori". Il professor Maurizio Ambrosini, docente di Sociologia dei processi migratori alla Statale di Milano, si gira in mano quel suo libro di allora e ripropone il medesimo concetto:
«Sono necessari, ma non benvenuti».
Perché, professore?
«Abbiamo voluto braccia e sono arrivate persone. Sono indispensabili, ne abbiamo disperatamente bisogno, ma resistiamo a riconoscere a loro cittadinanza sociale».
Cioè l’economia li domanda, ma la società li respinge?
“Guardi che è una mezza verità. L’immigrazione come fantasma inquietante e minaccioso è un’invenzione di chi cerca consenso per altri motivi. L’atteggiamento della gente è più pragmatico, flessibile e disponibile, soprattutto verso le immigrate. Sono le famiglie, in sostanza, ad alimentare l’immigrazione irregolare, se hanno problemi di assistenza agli anziani o ai bambini; e sono le famiglie, giustamente, a fare pressioni per le sanatorie”
E dal punto di vista dell’economia?
«Anche qui le questioni sono complesse. Il ricorso al lavoro dell’immigrato irregolare consente di tenere basso il costo del lavoro, e quindi di far restare in vita attività che altrimenti rischierebbero di scomparire, trascinando nel baratro anche lavoratori italiani. Poi c’è tutta quella domanda che chiamo di lavoro servizievole, cioè miriade di lavori debolmente qualificati, senza i quali la nostra società si fermerebbe».
Per esempio?
«Addetti alle pulizie, custodi, imbianchini, autisti, baby sitter, colf, lavanderie, camerieri, parrucchieri, mense, tavole calde, fast food, bar. Insomma quel proletariato dei servizi senza il quale la nostra economia va in stallo».
Ma sono lavoratori o la loro condizione è vicina a quella degli schiavi?
«No. Sono lavoratori con un livello di diritti inferiori ai nostri. Assomigliano ai meteci della democratica Atene, cioè lavoratori stranieri, tollerati perché utili, ma senza diritti politici. Godono della pensione e dell’assistenza sanitaria ma non hanno il diritto di vivere con la propria famiglia. Il ricongiungimento familiare è un diritto che tutte le Corti di giustizia hanno imposto ai Paesi occidentali. Il Governo italiano recentemente lo ha negato, come fanno i Paesi del Golfo. Il modello che stiamo adottando non è quello degli Stati Uniti o del Canada, ma quello dell’Arabia Saudita».
Senza immigrati che cosa accade?
«L’edilizia va in crisi oppure i costi sarebbero elevatissimi e il rispetto dei tempi impossibile. Le Olimpiadi di Torino non si sarebbero mai fatte, visto che al gioco dei subappalti hanno partecipato più di mille piccole imprese rumene. Le famiglie sarebbero in crisi senza badanti, gli ospedali avrebbero seri problemi. Ma nessuno ha il coraggio di riconoscerlo e anche nell’uso delle parole c’è una violenza simbolica contro gli immigrati».
In che senso?
«Prenda le badanti. Fanno molto di più che badare, fanno vera e propria assistenza, a volte anche medica. Eppure a noi piace solo l’immigrato che lavora duramente, senza osare chiedere maggiore qualificazione. Integrazione nella nostra società deve essere sinonimo di sottomissione. L’immigrato va bene dalle 8 alle 18. Poi deve sparire perché disturba, non lo vogliamo vedere al bar, non lo vogliamo nei parchi nel fine settimana. Ecco perché approviamo la creatività razzista dei sindaci sceriffi».
Si potrà superare questa situazione?
«Credo che un giorno gli immigrati presenteranno il conto …….. uno sciopero degli immigrati metterebbe in ginocchio il Paese».
Il diritto di voto potrebbe migliorare la situazione?
«Credo di sì. Al tempo dell’immigrazione dal Sud verso il Nord industriale si presentavano gli stessi problemi: sicurezza, ghetti, resistenze all’integrazione. Ma i "terroni" votavano e questo ha impedito ai sentimenti più cattivi dell’opinione pubblica di salire ai piani alti della politica. Se gli immigrati potessero votare si accrescerebbe il livello generale di civiltà nel dibattito su molti temi. Sarebbe un incentivo verso una integrazione più rispettosa della realtà dei fatti ed efficace».
Fonte: Famiglia Cristiana del 19.10.08
sabato 1 novembre 2008
RITORNO ALLA 'NORMALITA'
Sabato 1.11.08. Gli studenti praticamente scomparsi dalle prime pagine dei giornali e dei media televisivi.
Meglio 'rimuovere' freudianamente il tutto - strascichi di Piazza Navona e ripercussioni giudiziarie a Bologna a parte - e l'attenzione si sposta su un episodio accaduto mercoledì sera in uno stadio:
un tifoso ruba la sciarpa della Juventus ad un ragazzo che era allo stadio con il padre. Lui interviene in aiuto del figlio con il risultato di venir aggredito a colpi di pietra al volto.
Entra in coma.
Ieri pomeriggio il bollettino medico:
”Il paziente dal tardo pomeriggio di ieri è uscito dal coma. ... Attualmente è cosciente e respira spontaneamente”. Nelle prossime ore ... lascerà la rianimazione per essere trasferito nel reparto di Neurochirurgia dell’ospedale Maggiore."
Non è successo in uno stadio di una favela brasiliana dove la violenza è purtroppo la 'normalita', ma a Bologna, nel civilissimo settentrione del Belpaese.
Non basta.
Licio Gelli da lunedì sera torna in tv a dare lezioni di storia!!!
Fonte: Il Resto del Carlino del 31.10 '08
venerdì 31 ottobre 2008
WEEK END
Si chiude con oggi una settimana segnata dalle tante e grandi manifestazioni di civile dissenso che hanno tentato di fermare la ormai famosa legge Gelmini.
Chi ha qualche anno di più ha seriamente temuto che, in una situazione di mobilitazione generale di giovani, giovanissimi adulti e famiglie intere, scattasse una qualche provocazione con gravi conseguenze per le persone che vi si sarebbero state coinvolte.
Per fortuna, ma forse sarebbe meglio anche pensare, per l’intelligenza dei tanti soggetti in gioco, in primo luogo le migliaia di studenti, non è successo niente di irreparabile e le giornate resteranno un esempio di modo di un modo gioioso, fantasioso (lezioni all’aperto – abile uso dei media e della rete) e, se si vuole, anche irriverente di esprimere la propria indignazione per una legge inaccettabile.
Unico, pare fino ad oggi, episodio inquietante, l’aggressione di Piazza Navona. Qui, secondo quanto riferisce Curzio Maltese su Repubblica di ieri e in base a quello che un’insegnante ha raccontato alla 7 ieri sera a Lilli Gruber, un gruppo di estrema destra ha assalito ragazzini delle medie e superiori scatenando la paura prima, la reazione e gli scontri dopo.
L’immagine che resta di queste giornate di straordinaria partecipazione è quella di un paese che tenta di reagire, di uscire dall’angolo costituito dal senso d’impotenza generato dal clima cultural-politico dominante e di riprendere in mano le redini del suo futuro.
Una reazione molto forte, lo si vede dalle prime pagine on-line di tanti quotidiani che mettono in secondo piano la giornata di ieri preferendo aprire sui ribassi delle borse asiatiche.
Significa che la reazione è stata quella giusta e sta mettendo in difficoltà i tanti che avevano cercato di svilirla parlando di minoranze e di altro ancora.
Attorno a queste giornate di scuola di democrazia, trainate dall’entusiasmo dei giovani studenti, si può riprendere a lavorare con più lena per far sì che tutto questo clima positivo non venga spento dai troppi problemi piccoli e grandi che incombono.
Nella pagina locale del Gazzettino di oggi, si fanno le prime anticipazioni sulle scuole che per la legge Gelmini dovranno essere chiuse nel Portogruarese.
In un territorio che vede, oltre la crisi generale, anche quella del linificio con tanti capi-famiglia che rischiano il posto, si aggiunge un problema ulteriore per i nuclei familiari: quello di sopportare costi più alti per far arrivare i figli ai plessi scolastici più grandi. (Si tralascia oggi di parlare di possibili ricadute della didattica.)
Qualcosa si stia muovendo anche a livello locale. Dopo lo sciopero di ieri, Lunedì ci sarà una lezione all’aperto in Piazza Martiri.