Se un bel sabato pomeriggio molta gente si mette in fila con bel po’ di anticipo per poter avere un posto in un grande teatro cittadino allo scopo di vedere ed ascoltare una famosa scrittrice.
Se qualcuno prende la macchina e si sposta per qualche decina di chilometri per avere la stessa possibilità.
Se molti nonostante la coda non ce la fanno ad entrare e rimangono delusi all’esterno.
Se questo accade, si può ipotizzare che tutto ciò non succeda solamente perché c’è il grande evento e bisogna esserci.
Si è autorizzati a pensare che ci sia anche un interesse reale per il personaggio che parlerà dal palcoscenico.
Forse una minoranza dei 1200 spettatori presenti in teatro ha letto uno o due libri della scrittrice, i più ne hanno probabilmente sentito solo parlare, ma la maggioranza è al corrente del fatto che lei viene da un paese lontanissimo, il Sud Africa, in cui fino a pochi anni fa, fino al 1992, regnava l’apartheid.
In altre parole una minoranza di 3.000.000 di bianchi, discendenti dei coloni europei, teneva in stato di segregazione con le buone e le cattive maniere una popolazione di 30.000.000 di neri, privati di ogni diritto.
Ai più è di certo noto che N. Gordimer ha fatto qualcosa, da persona di pelle bianca, per cambiare, collaborando con persone di colore, l’enorme ingiustizia che pesava sul suo paese.
L’arma da lei usata per questa battaglia, lunga e difficile, è stata la parola, sia quella delle pubbliche dichiarazioni, sia quella scritta delle sue opere letterarie.
Usando la potenza di fuoco della parola, ha aperto varchi tra le fila del nemico, ha trovato amici e sostenitori, ha fatto conoscere in patria e fuori del Sud Africa i problemi del suo paese e le sofferenze della maggior parte di quel popolo.
Le sue parole hanno visto, in anni e anni di lavoro ostinato, ampliarsi costantemente il cerchio dei suoi ascoltatori, hanno fatto sì che le ragioni della sua lotta fossero note ad un pubblico sempre più vasto, attento, partecipe e solidale.
Se tutto questo è accaduto e accade allora forse è il caso di pensare a ciò che Todorov scrive sull’attività letteraria abbia qualche serio fondamento. (cfr. il link giovani-letteratura in questo sito)
Una letteratura, quella propugnata da Todorov, che non ha una funzione ‘consolatrice’, ma che è qualcosa di “necessario per vivere bene perché offre riflessione sulla nostra condizione, su come agiamo… e permette di costruirsi una prima immagine coerente del mondo.
Ed il praticarla, farla conoscere, farla incontrare a chi ne ha bisogno e ne sa ancora troppo poco, è alzare il grado di qualità della vita civile.
E quando da qualche parte ci sono iniziative in questo senso: Pordenone legge, Mantova... le persone si interessano,sia attivano, si spostano, ascoltano, partecipano.
9.4.08
mercoledì 9 aprile 2008
SE...SE....SE.....E ALLORA
lunedì 7 aprile 2008
5 e 19 APRILE
Il 5 e il 19 Aprile: giornate importanti per il nostro territorio.
Qui vicino, a Pordenone, ha parlato Sabato in un Teatro Verdi stracolmo Nadine Godimer, la scrittrice sudafricana bianca Premio Nobel, cui questo sito ha dedicato una scheda nella sezione giovani letteratura.
Il 19 si esibirà, sempre a Pordenone, la cantante nera Miriam Makeba, pure sudafricana.
Ambedue le figure si sono fatte conoscere in patria e all’estero con i loro libri e le loro canzoni durante la lotta all’apartheid e dopo.
Se sono arrivate qui vicino a presentare la loro opera, lo dobbiamo all’associazione Thesis, patrocinata dal Comune di Pordenone, che ha ideato una manifestazione annuale il “Dedicafestival”, che quest’anno rivolge la sua attenzione al Sudafrica.
E’ interessante notare come questa iniziativa non si limiti ai due grandi eventi del 5 e del 19, ma organizzi tutta una serie di attività attorno ad essi.
Tra queste pare importante segnalare quelle rivolte agli studenti:
Parole e immagini per Nadine Gordimer: proposta che chiede agli allievi delle scuole superiori di “tradurre le impressioni suscitate dalla lettura di alcune opere della scrittrice nella forma a loro più congeniale, sia essa la produzione di un saggio breve o le creazione di immagini … con la totale libertà di scelta grafica”.
Premio speciale dedica: per gli studenti universitari. Viene assegnato all’autore della miglior tesina sulla scrittura della Gordimer come espressione sia dei conflitti di un paese a lungo diviso su basi razziali sia della complessa realtà del nuovo Sud Africa”.
Se quindi il grande evento attira l’attenzione generale dei media a livello regionale, ma con riflessi nazionali (la scrittrice era ieri sera in Rai 3 a ‘ Che tempo che fa’ ed il conduttore ha riconosciuto i meriti dell’associazione Thesis per la sua presenza in Italia), i laboratori culturali che si costruiscono attorno allo stesso lasciano tracce solide nelle menti dei giovani che si impegnano nel lavoro di lettura, studio e produzione.
Ed a questo si aggiunge il sentirsi parte attiva di una manifestazione che coinvolge la città, le loro famiglie, e gli insegnanti che li guidano incoraggiandoli a far qualcosa che, al di là del premio o di un riconoscimento di partecipazione, potrà tornar loro utile sia in ambito scolastico che formativo.
7.4.08
IL PANE QUOTIDIANO
La provincia di Milano, la Cooplombardia e la Conad del Centro Nord hanno sottoscritto un accordo in tutela dei consumatori.
Dal 2 maggio fino all’inizio di autunno sarà possibile, in tutti i supermercati delle aziende firmatarie dell’accordo, trovare il pane di tipo “0” al prezzo di un 1 Euro al Kg.
All’accordo si è arrivati dopo l’appello al contenimento dei prezzi lanciato dalla provincia di Milano che aveva raccolto un invito di Padre Ottavio Raimondo del Centro Formazione e Ricerca Don Milani e Scuola di Barbiana.
L'iniziativa del pane a poco prezzo aveva preso il via da un accordo tra il Centro di Formazione e la Coop Adriatica.
Raccolte le prime adesioni, il Centro si è mosso ed opera per far sì che gli enti locali raggiungano intese finalizzate alla vendita al pubblico di generi di prima necessità a prezzi calmierati.
Filippo Penati, presidente della provincia di Milano, ha commentato l’accordo come il primo di una serie di iniziative mirate a produrre risparmi nei bilanci familiari.
E’ già successo di diffondere tramite questo sito idee e iniziative che hanno avuto successo e che possono essere riprese anche in loco.
Questa volta al centro della proposta c’è un argomento concreto e solido di tipo economico.
La qualità della vita di poveri e pensionati rischia seriamente di diminuire anche qua nel ricco Nord-Est. Basti vedere le quotidiane code davanti alla mensa dei poveri di Mestre.
Dal Corriere della Sera del 4.4.08
venerdì 4 aprile 2008
UN CONFINE: QUELLO TRA ITALIA E SLOVENIA
Una storia, che sul versante italiano, privilegia il dolore per la vicende delle fobie e sull’altro lato ricorda maggiormente le sofferenze causate dagli italiani.
Una studiosa italiana, che insegna all’università di Lubiana, decide di avvicinarsi ad una lettura di quelle dolorose vicende senza un approccio da ‘storia politica’, ma “interrogando e lavorando sui vissuti di uomini”.
Ne esce un libro: Il confine degli altri. La questione giuliana e la memoria slovena (prefazione di Guido Crainz, Donzelli, pp. 128, euro 14).
Già nota agli specialisti per il suo lavoro sulla storiografia slovena, Marta Verginella
ricorda come lo stato italiano non volle riconoscere a croati e sloveni lo status di cittadini.
Li dichiarò sudditi ed essi dovettero volenti o nolenti accettare il cambiamento del nome, non solo del proprio, ma anche di quello dei parenti sepolti nei cimiteri.
Una sorte toccata a decine di migliaia di persone che subirono per di più anche l’onta dello scherno “omuncoli impastati d’odio” perché erano ‘minoranza’.
L’autrice ricostruisce poi le origini degli antagonismi nazionali e ripercorre l’ evoluzione della vicenda attraverso l’acuirsi dello scontro tra il ‘risveglio slavo’ e gli italiani.
Un quadro di forti contrasti in cui si inserisce la tragedia delle foibe.
Vi finirono in tanti, collaborazionisti di fascisti e nazisti, ma non solo. Vi furono gettati anche antifascisti sia italiani che sloveni, che i nuovi invasori ‘jugoslavi’ temevano.
Il testo integrale dell’articolo di E. Collotti pubblicato sul Manifesto del 5.3.08 sarà fra qualche giorno presente nel link ‘approfondimenti’
giovedì 3 aprile 2008
UNO SGUARDO FUORI DI CASA
I soldi non bastano per molti ad arrivare alla fine del mese. Da una parte c’è chi si inventa il modello culturale della ‘decrescita felice’, dall’altra chi invece teme di non poter mandare i figli all’università.
Si parla orami diffusamente di impoverimento del ceto medio e i timori per il prossimo futuro
sono alti, così come la paura che la recessione degli Usa inizi a imperversare fra non molto anche qui.
Vittorio Sabadin della Stampa dà uno sguardo fuori dei confini nazionali e riferisce nel suo giornale di un’inchiesta di Penny Work del Times londinese.
La middle class britannica sta prendendo atto che non sarà più possibile sostituire l’auto con una nuova e più potente. La crisi dei mutui, i prezzi sempre più alti di cibo, energia ed istruzione privata impongono un cambiamento dei vecchi modi di pensare e programmare la propria vita.
Viene rimandata a chi sa quando la realizzazione del desiderio di giungere finalmente alla ‘upper class’, alla classe superiore.
Il Times parla di cambiamento sismico del modo in cui definiamo il nostro senso di appartenenza ad una classe sociale.
Scivolare inesorabilmente all’indietro non è facile per chi da decenni ha appartenuto orgogliosamente alla classe media britannica con ” valori che prescindono dal conto in banca e che sono composti da un ottimo livello di istruzione, da un senso civico elevato, da una grande disponibilità a viaggiare e conoscere altre culture.”
Ecco quindi apparire nuovi parametri di appartenenza sociale: gli acquisti al supermercato di beni prodotti in seguito a scelte etiche o ambientali. I libri letti. La scelta del luogo di vacanza .
Il parlare di difficoltà economiche non sarà più cosa disdicevole o poco educata.
” La propria cultura, il modo di comportarsi, … lo stile, l'accento e i congiuntivi saranno i nuovi parametri di aggregazione sociale.”
Evidente inizia ad apparire il distacco culturale dai ricchi attuali:
campioni sportivi, starlette della tv, furbetti del quartierino con il portafoglio pieno di soldi e la mente svuotata da ogni senso del gusto e della misura, spesso incapaci di articolare frasi con un senso compiuto.
Lucy, che ha dovuto lasciare il lavoro in una merchant bank per seguire i figli, racconta
“ Quello che posso fare io è comprare un oggetto antico per poche sterline e piazzarlo in casa. E’ questo che ti rende diverso da quelli che hanno i soldi ma non hanno gusto.
E il marito Roger aggiunge: “Io non sono quello che guadagno, sono quello che penso. Le persone che incontriamo e alle quali adesso siamo più vicini sono creative e possiedono libri. Dobbiamo tutti trovare la nostra nuova tribù”.
Dalla Stampa del 20.3.08
mercoledì 2 aprile 2008
'MAMME BULLE'
E’ già capitato in questo sito di parlare di episodi di bullismo e di descriverli cercando di capirne le cause.
Spesso i ragazzi, autori degli episodi, di cui si viene a conoscenza, hanno difficoltà alle spalle o appartengono a piccole bande di quartieri cittadini poveri o degradati.
Da un paesino della cintura torinese, Barbania, 1500 anime del canavese, viene un’altra storia che fa pensare anche ad un'ulteriore possibile causa.
In una terza elementare è iscritto un bambino autistico con disabilità riconosciuta del 100 per 100 che rende necessaria l’assistenza continua.
La scuola si trova in una via stretta, in salita.
La famiglia è organizzata. Ogni mattina il padre e la madre lo accompagnano in macchina davanti all’edificio. Marco viene aiutato a scendere e ad arrivare fino all’ingresso dove lo attende l’insegnante di sostegno. Non può essere lasciato solo.
Tutto bene fino a pochi giorni fa quando li sindaco con apposita ordinanza fa incatramare le strisce gialle del parcheggi, vietando di fatto alla famiglia di fermare l’auto, e predispone per la chiusura della strada.
Il provvedimento viene giustificato con ragioni di sicurezza per gli altri bambini.
Il padre rifiuta la proposta di far viaggiare Marco con lo scuolabus che si ferma ad 80 metri dalla scuoia. Spiega che suo figlio non può fare quel breve tragitto a piedi perché il sentirsi in uno spazio aperto lo fa reagire in modo che non può essere controllato e rischia anche di ferirsi. I medici confermano.
Niente da fare. Il sindaco si giustifica: “noi avevamo dato il permesso di parcheggio…poi le polemiche delle altre famiglie ci hanno portato a cercare strade alternative.”
Leggendo i dettagli della vicenda si scopre che le polemiche erano iniziate già nel 2006 quando un gruppo di mamme aveva organizzato un picchetto, poi tolto per l’intervento dei carabinieri, contro le strisce gialle che consentivano il parcheggio.
Quali giustificazioni cercare per capire? Dei problemi dei disabili si parla da tantissimi anni. Come pure di comprensione, accoglienza, apertura, disponibilità. Belle parole usate e riusate all’infinito in un Italia che ama pensarsi civile.
Siamo nel nord del Paese, in una delle sue parti più ricche. I protagonisti negativi non sono i giovani viziati, che hanno fumato qualche spinello e si sentono superiori, bensì madri e famiglie che accompagnano i figli alla scuola elementare.
Tanto hanno fatto da convincere sindaco e scuola.
Il padre di Marco si chiede: “perche non vogliono capire?” e poi cedendo all’amarezza dichiara:” Forse dovrei scrivere una giustificazione alla maestra nella quale spiego che mio figlio non sarà presente a scuola a partire da oggi, causa mamme bulle”
Da: La Stampa di Torino del 27.3.08 e Il Messaggero di Roma del 31.3.08
martedì 1 aprile 2008
LEI E ALTRI
Lei è ben conosciuta. Appare in Tv, al cinema, in teatro. Brava, duttile, sa giocarsi in ruoli diversi.
Mai in primissimo piano, sempre un pò spalla.
Quando la Santanchè decide di candidarsi alle elezioni con la Destra e va ad Anno Zero a vantare il suo orgoglio fascista, lascia tutti di sasso compresi lo stesso conduttore ed altri presenti che non reagiscono.
Nei giorni seguenti qualche opinionista registra il disagio dei telespettatori, ma sembrano parole nel vuoto.
La signora bene continua a essere presente qua e là e pare incontenibile con le sue evocazioni di un passato che non sembra esser stato una tragedia.
Ed ecco allora lei entrare in gioco. Prende il posto che un tempo era di Sabina Guzzanti, si traveste da Santanchè e ne fa una bella comica, blobbata poi all’infinito.
Sollievo. E’ poco ma meno del nulla di prima e quindi vale. La signora dei salotti con le sue nostalgie non appare più così nuova e dirompente.
Non finisce qui.
Ezio Mauro, direttore di Repubblica, scrive un reportage: “Col ferro e col fuoco. Cosa è morto con i ragazzi della Thyssen”
Ed eccola all’Ambra Jovinelli di Roma, accompagnata da V. Mastandrea e C. Gioè, leggere il testo di Mauro interpretando il dramma di quegli uomini che tra urla e dolore stavano diventando dei corpi carbonizzati.
L’incasso della serata va alle famiglie.
Chi ha a cuore i contenuti che emergono dal video o gli argomenti da sottoporre al pubblico non può che provare un senso di sollievo seguendo il lavoro di Paola Cortellesi.
Dice: “Quello che possiamo fare, da attori, è dare voce. La memoria è un valore e col teatro invitiamo a ricordare, perché si dimenticano cose terribili.
Siamo disponibili a farlo in alte città”.
Sottolinea Mastrandrea: “Faccio un mestiere che mi permette di rendermi utile e, se posso, sono sempre disponibile.
Fonte: Tv e Repubblica del 27.3.08