venerdì 27 febbraio 2009

PER NON IMBARBARIRE LA NOSTRA CONVIVENZA CIVILE

Appello contro il razzismo

Premessa

Esprimiamo pubblicamente il nostro allarme per quanto sta maturando sul piano istituzionale in riferimento alla marginalità, accompagnato da una crescente indifferenza della società civile, apparentemente dimentica della sua storia e della tradizionale disponibilità all’accoglienza.

Appena ieri migliaia e migliaia di nostri concittadini hanno vissuto in terra di emigrazione in Europa e oltreoceano una storia di rifiuto e di criminalizzazione analoga a quella che ora si abbatte sugli odierni immigrati che percorrono le nostre strade alla ricerca di più vivibili condizioni di vita:

i cognomi dei connazionali emigranti a partire da fine Ottocento sono gli stessi che ritroviamo oggi sulle guide telefoniche del Portogruarese, del Sandonatese, dell’Europa e del mondo.

A spingere lontani dalla patria i nostri nonni sono state le stesse motivazioni che oggi portano da noi i nuovi immigrati: la fame, l’ingiusta divisione delle risorse del pianeta, l’insicurezza sociale e politica.

Chi si esprime con “cattiveria”di fronte a questo nuovo ed antico volto del cosiddetto “diverso”, dimentica la storia e i principi basilari della convivenza civile.

Chi guarda a questi uomini, anche se forniti di regolare permesso, come a dei potenziali nemici, secondo la logica della provenienza geografica, chi teme la loro concorrenza nel lavoro, nei servizi sociali e nella sanità, ignora che si tratta di persone che, in quanto tali, hanno i nostri stessi diritti.

Puntualizziamo quanto segue:

Lavoro: gli immigrati sono una risorsa per la nostra economia e non un pericolo. Essi, oltre a produrre ricchezza per il nostro Paese, pagano tasse e contributi in quantità maggiore di quanto non viene loro restituito in termini di servizi, previdenza e stato sociale.

Clandestinità: preoccupa l’introduzione del reato di clandestinità, nei confronti di moltissimi esseri umani che approdano nel nostro paese e per i quali vanno attivate strategie di legale, civile soluzione, non preventivamente discriminatorie. Essere “clandestini “non è mai una scelta, ma una condizione di vita da cui si vorrebbe uscire nel rispetto di leggi ispirate al senso dell’umana dignità.

Sicurezza: esprimiamo condanna degli episodi di violenza, riferiti spesso, però, in modo enfatico e tendenzioso, trasformati da colpe personali in colpe collettive. La colpa è sempre personale, mai collettiva, cioè riferita superficialmente ad un intero popolo o etnia: è questo un principio cardine del diritto che, se non rispettato, apre inesorabilmente le porte al razzismo di cui c’è inquietante testimonianza nella storia trascorsa.

Ronde e similari: dall’insicurezza e dalla paura, spesso usate politicamente per aumentare il consenso elettorale, non si esce con le ronde alimentate da diversi colori, con l’uso ambiguo di volontari pagati privatamente o con l’impiego dell’esercito, ma con le forze dell’ordine istituzionali.

Salute: i medici sono chiamati a curare e non a denunciare gli ammalati, anche se stranieri e momentaneamente sprovvisti del permesso di soggiorno. A questo sono tenuti dal giuramento di Ippocrate e dall’articolo 32 della Costituzione.
Con la minaccia di denuncia si provoca la fuga dai presidi sanitari di cura e di prevenzione delle malattie infettive. Quest’ultime non conoscono le barriere del colore della pelle e della provenienza geografica e mettono in pericolo la salute di tutti.

Schedatura dei marginali: ci sgomenta l’intenzione di schedatura riferita a barboni, rom e sinti (compresi i bambini) spacciata come utile e salvifica, in realtà suscettibile di essere utilizzata, come è avvenuto di frequente nella storia, come strumento di discriminazione. Costoro rischiano di divenire utili capri espiatori su cui scaricare ben altre responsabilità.

Classi- ponte: neghiamo, sulla scorta della memoria storica che ha abolito ancora negli anni settanta del secolo scorso le scuole speciali, l’istituzione di luoghi separati per bambini stranieri. L’educazione anche linguistica si compie in un ambiente stimolante di accoglienza, attivando strategie didattiche di confronto tra parlanti coetanei, anche perché le diversità, calate in un ambiente culturale corretto, stimolano ed arricchiscono e favoriscono una reale integrazione.

Ricongiungimenti familiari, tassa sul permesso di soggiorno, permesso a punti, diritto di cittadinanza basato sullo ius soli e non, come attualmente, sullo ius sanguinis, diritto di voto, …: auspichiamo che su queste questioni e sulle altre sopra indicate riferite ai problemi cardine della convivenza civile, il nostro territorio trovi spazi di pubblico confronto.


APPELLO
Si chiede all’Amministrazione comunale di Portogruaro di accogliere questa nostra istanza, confermando scelte di inclusione e di uguaglianza fra tutte le persone presenti nel nostro territorio.

Chiediamo al Governo in carica di rivedere provvedimenti suscettibili di favorire discriminazione, odio razziale, disuguaglianza sociale e più insicurezza per tutti.


Proponenti: comitato per la pace di Portogruaro
Zeroguerre
Emergency
Associazione “Nessuno è straniero”
Sindacato C.G.I.L

TEMPI MODERNI

Dal prossimo primo settembre sarò, con buone probabilità, non più insegnante precaria, ma semplicemente disoccupata!

A giorni compio 46 anni e dopo 10 anni di precariato nell'università e 11 nella scuola, a mia figlia dovrò dire che forse dovrò rinunciare a parecchie cose, visto che in casa entrerà uno stipendio in meno.

Sarò infatti una delle vittime del taglio drastico delle cattedre d'italiano, Storia e Geografia alle medie. Molto drastico, perché si tratta, grazie ai provvedimenti Gelmini/Tremonti, del 25% delle cattedre, che sugli alunni avranno l'effetto di 2 ore in meno d'Italiano la settimana (le ore scenderanno a 5, lo stesso numero propongono per Inglese).

... In tutto siamo stati 2000 a condividere la stessa sorte... 2000 persone destinate per quest'anno ancora alla precarietà e per il prossimo, insieme purtroppo a tante altre (svariate migliaia), alla non occupazione.

Ho passato un'estate nello sconforto, con mia figlia che vedendomi piangere (sono, ti assicuro, una donna risoluta e pratica, ma sono stata presa da una disperazione che mi ha disarmato) mi ripeteva «ma dai mamma, vedrai che le cose andranno meglio».

In una di queste giornate nere mi sono decisa a presentare la domanda come collaboratrice scolastica, bidella per capirci.

E due settimane fa sono uscite le graduatorie definitive e ho ricevuto moltissime chiamate per incarichi annuali fino al 30 giugno. Ho risposto che per quest'anno ancora facevo la prof, ma di tenermi in considerazione per il prossimo anno.

Da una scuola mi hanno risposto «Mi scusi, ma non pensa che una laureata dovrebbe avere altre aspirazioni?», da un'altra «Poverina ha ragione, abbiamo appena verificato che qui l'anno prossimo si perderanno 4 posti della sua classe di concorso».

Una possibilità di occupazione? No, neanche su questo posso farmi illusioni, la iattura dei tagli sarà terrificante anche per il personale Ata e quindi, neanche la bidella mi faranno fare.

Sono stanca, molto stanca... Nel frattempo mia figlia cresce e da grande vuole fare la professoressa come me, ma ormai aggiunge «se me la faranno fare». L'anno prossimo inizierà il liceo... verrebbe da chiedere se fosse possibile farle ereditare la mia posizione in graduatoria, almeno il mio infinito precariato avrebbe un senso..

Da una lettera firmata pubblicata oggi dall'Unità

lunedì 23 febbraio 2009

TESTAMENTO BIOLOGICO

Dopo la manifestazione di sabato contro il Disegno di legge del Governo le associazioni in indirizzo hanno divulgato il testo del testamento biologico:


Chi vuole sottoscriverlo può farlo totalmente o in alcune sue parti e poi
inviarlo ai destinatari che lo faranno avere ai presidenti di Camera e Senato.

LUIGI MANCONI presidente di «A Buon Diritto»
abuondiritto@buondiritto.it - Via dei Laghi, 12 – 00198 Roma

MARCO CAPPATO segretario dell’Associazione Coscioni
info@lucacoscioni.it - Via di Torre Argentina, 76 – 00186 Roma



DICHIARAZIONE DI VOLONTÀ ANTICIPATA
PER I TRATTAMENTI SANITARI


Io sottoscritto/a
nato/a il a prov.
residente a prov.
indirizzo
nel pieno delle mie facoltà mentali, in totale libertà di scelta, dispongo quanto segue in merito alle decisioni da
assumere nel caso necessiti di cure mediche.
CONSENSO INFORMATO
1. Non voglio Voglio essere informato sul mio stato di salute e sulle mie aspettative di vita, anche se fossi
affetto da malattia grave e non guaribile
2. Nel caso decidessi di non essere informato sul mio stato di salute e sugli esami diagnostici e le terapie da adottare,
delego a essere informato e a decidere in mia vece il signor
nato/a il a prov.
residente a prov.
indirizzo
3. Voglio essere informato sui vantaggi e sui rischi degli esami diagnostici e delle terapie
4. Autorizzo i medici curanti ad informare le seguenti persone:

DISPOSIZIONI GENERALI
In caso di perdita della capacità di decidere o nel caso di impossibilità di comunicare, temporaneamente
o permanentemente le mie decisioni ai medici, formulo le seguenti disposizioni riguardo i trattamenti sanitari.

Disposizioni che perderanno di validità se, in piena coscienza, decidessi di annullarle o sostituirle.
Dispongo che i trattamenti:
1. Siano iniziati e continuati anche se il loro risultato fosse il mantenimento in uno stato di incoscienza
permanente non suscettibile di recupero.
Non siano iniziati e continuati se il loro risultato fosse il mantenimento in uno stato di incoscienza permanente
e senza possibilità di recupero.
2. Siano iniziati e continuati anche se il loro risultato fosse il mantenimento in uno stato di demenza avanzata non
suscettibile di recupero.
Non siano iniziati e continuati se il loro risultato fosse il mantenimento in uno stato di demenza avanzata senza
possibilità di recupero.
3. Siano iniziati e continuati anche se il loro risultato fosse il mantenimento in uno stato di paralisi con incapacità
totale di comunicare verbalmente, per iscritto o grazie all’ausilio di mezzi tecnologici.

Non siano iniziati e continuati se il loro risultato fosse il mantenimento in uno stato di paralisi con incapacità
totale di comunicare verbalmente, per iscritto o grazie all’ausilio di mezzi tecnologici.

DICHIARAZIONE DI VOLONTÀ ANTICIPATA
PER I TRATTAMENTI SANITARI
DISPOSIZIONI PARTICOLARI

Qualora io avessi una malattia allo stadio terminale, o una lesione cerebrale invalidante e irreversibile, o una malattia
che necessiti l’utilizzo permanente di macchine o se fossi in uno stato di permanente incoscienza (coma o persistente
stato vegetativo) che secondo i medici sia irreversibile dispongo che:
1. Siano Non siano intrapresi tutti i provvedimenti volti ad alleviare le mie sofferenze (come l’uso di farmaci
oppiacei) anche se il ricorso a essi rischiasse di anticipare la fine della mia vita.
2. In caso di arresto cardiorespiratorio (nelle situazioni sopra descritte) sia non sia praticata su di me la
rianimazione cardiopolmonare se ritenuta possibile dai curanti.
3. Voglio Non voglio che mi siano praticate forme di respirazione meccanica.
4. Voglio Non voglio essere idratato o nutrito artificialmente.
5. Voglio Non voglio essere dializzato.
6. Voglio Non voglio che mi siano praticati interventi di chirurgia d’urgenza.
7. Voglio Non voglio che mi siano praticate trasfusioni di sangue
8. Voglio Non voglio che mi siano somministrate terapie antibiotiche.

NOMINA FIDUCIARIO
Qualora io perdessi la capacità di decidere o di comunicare le mie decisioni, nomino mio rappresentante fiduciario
che si impegna a garantire lo scrupoloso rispetto delle mie volontà espresse nella presente carta, il signor
nato/a il a prov.
residente a prov.
indirizzo

Nel caso in cui il mio rappresentante fiduciario sia nell’impossibilita’ di esercitare la sua funzione delego a sostituirlo
in questo compito il signor
nato/a il a prov.
residente a prov.
indirizzo

ASSISTENZA RELIGIOSA
1. Desidero Non desidero l’assistenza religiosa della seguente confessione:
2. Desidero Non desidero un funerale.
3. Desidero un funerale religioso secondo la confessione da me professata.
4. Desidero un funerale non religioso.

DISPOSIZIONI DOPO LA MORTE
1. Autorizzo Non autorizzo la donazione dei miei organi per trapianti.
2. Autorizzo Non autorizzo la donazione del mio corpo per scopi scientifici o didattici.
3. Dispongo che il mio corpo sia inumato/cremato.
In fede,
Autorizzo il trattamento dei dati al solo fine dell'iniziativa
pubblica "Inviaci il tuo Testamento".

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domenica 22 febbraio 2009

L' APPELLO DEL COMITATO PER LA PACE E DI ZERO GUERRE

Appello agli spiriti liberi e modesta proposta per prevenire.

Quale piccola espressione della società civile portogruarese, vogliamo esprimere pubblicamente il nostro allarme per quanto sta maturando sul piano istituzionale in riferimento alla marginalità, cui si contrappone una crescente ipnosi della società civile, apparentemente dimentica della sua storia e della tradizionale disponibilità all’accoglienza.

Appena ieri migliaia e migliaia di nostri concittadini hanno vissuto in terra di emigrazione in Europa e oltreoceano una storia di rifiuto e di criminalizzazione analoga a quella che ora si abbatte sugli odierni immigrati che percorrono le nostre strade alla ricerca di più vivibili condizioni di vita:

i cognomi dei connazionali emigranti a partire da fine Ottocento sono gli stessi che ritroviamo oggi sulle guide telefoniche del Portogruarese, del Sandonatese, dell’Europa e del mondo.

A spingere lontani dalla patria i nostri nonni sono state le stesse motivazioni che oggi portano da noi i nuovi immigrati: la fame, l’ingiusta divisione delle risorse del pianeta, l’insicurezza sociale e politica.

Chi si esprime con “cattiveria”di fronte a questo nuovo ed antico volto del cosiddetto “diverso”, dimentica la storia e i principi basilari della convivenza civile.

Chi guarda a questi uomini , anche se forniti di regolare permesso, come a dei potenziali nemici, secondo la mera logica della provenienza geografica, chi teme la loro concorrenza nel lavoro, nei servizi sociali e nella sanità, ignora che si tratta di persone che, in quanto tali, hanno i nostri stessi diritti.

Ci umilia l’introduzione del reato di clandestinità, premessa inquietante di una persecuzione permanente verso migliaia di esseri umani che approdano nel nostro paese e per i quali vanno attivate strategie di legale, civile soluzione, non preventivamente discriminatorie.

Essere “clandestini “non è mai una scelta, ma una condizione di vita da cui si vorrebbe uscire nel rispetto di leggi ispirate al senso dell’umana dignità.

Esprimiamo profondo disagio di fronte alla giusta condanna degli episodi di violenza, riferiti, però, in termini spesso scorretti, trasformati da colpe personali in colpe collettive imputate ad una intera etnia, (rom, rumena, exracomunitaria, ecc).

La colpa è, invece, sempre personale, mai collettiva: è questo un principio cardine del diritto che, se non rispettato, apre inesorabilmente le porte al razzismo di cui c’è inquietante testimonianza nella storia trascorsa.

Suscita uguale disagio il progetto di legalizzazione delle ronde, che trasformano i cittadini in pseudo poliziotti.

Riteniamo che i medici debbano curare, non denunciare gli ammalati, pur se stranieri e clandestini, per non tradire il giuramento di Ippocrate cui sono tenuti e per non favorire la fuga dai presidi di cura e di prevenzione delle malattie infettive.

Ci sgomenta la prevista schedatura di barboni e di marginali, spacciata come utile e salvifica, in realtà suscettibile di essere utilizzata, come è avvenuto di frequente nella storia, come strumento di discriminazione istituzionale.

Ci rattrista che centinaia di concittadini abbiamo firmato per un preventivo allontanamento di qualche decina di rom, additati come minaccia dell’ordine pubblico ed improbabile causa delle presenti difficoltà sociali, al di fuori di ogni reale conoscenza delle loro problematiche e ripetendo, inconsapevolmente, scelte già tragicamente praticate nel passato, approdate, poi, allo sterminio.

Neghiamo sulla scorta della memoria storica, che ha abolito ancora negli anni settanta del secolo scorso le scuole speciali, l’istituzione di luoghi separati per bambini giudicati “diversi”:

a nostro parere l’educazione si compie in un ambiente stimolante di accoglienza, attivando strategie didattiche di confronto tra diversi perché le diversità, calate in un ambiente culturale corretto, stimolano ed arricchiscono, non separano.


Auspichiamo che su queste e altre problematiche ( ricongiungimenti familiari, tassa sul permesso di soggiorno, permesso a punti, diritto di cittadinanza basato sullo ius soli e non, come attualmente, sullo ius sanguinis…) che si riferiscono ai problemi cardine della convivenza civile, il nostro territorio esprima adesione, trovi spazi di pubblico confronto e di dibattito unitario per non approdare ad un futuro imbarbarimento della comune convivenza civile.

Per il Comitato per la pace e per Zeroguerre
P.Leder - I.R.Pellegrini


Portogruaro 19 febbraio 2009

sabato 21 febbraio 2009

QUOTIDIANITA' 2009

Dal blog di Beppe Grillo riprendiamo la lettera che segue:

Sono un' infermiera di un'Azienda Ospedaliera, poche settimane fa mi è successo uno spiacevole incidente, nel quale ho riportato una frattura dello stiloide radiale e dello scafoide, con una prognosi di 90 giorni.

Immaginerete che questa situazione è di per se assai disagevole, ma dato che al peggio non c'è mai fine si aggiunge la nuova legge Brunetta. La suddetta legge sottolinea tre punti importanti:

1- Dare la reperibilità per la visita fiscale dalle 8:00 alle 20:00 con solo "un'ora d'aria al giorno" (dalle 13:00 alle 14:00)
2- Dare comunicazioni solo per via fax ad ogni spostamento per visite di controllo ed altro.
3- Decurtazione degli incentivi dallo stipendio.

Primo punto:
Vorrei sapere dall'On. Brunetta se ha mai letto la Costituzione Italiana ,in particolare gli art.13 e art.14 (rapporti civili) dove viene trattato il principio inviolabile della libertà personale e un individuo non può essere relegato contro la sua volontà a differenza della nuova legge Brunetta che impone una sorta di arresti domiciliari.

Secondo punto comunicazioni via fax.
Io vivo da sola e non posseggo un fax nell'incidente ho riportato anche una distorsione al piede che non mi permette la deambulazione. Il primo negozio provvisto di fax dalla mia abitazione dista circa 3km, non posso guidare,vorrei sapere come posso inviare antecedentemente i vari fax che mi dovrebbero garantire gli spostamenti senza incorrere in sanzioni.

Terzo punto detrazioni sullo stipendio.

Mi viene negata la mia libertà;non posso tornare a lavorare per via della frattura. Come un detenuto devo comunicare tutti i miei spostamenti e per finire in più vengo anche penalizzata sullo stipendio.

Mi sembra che questa penalizzi solo chi ha dei veri problemi di salute e i soliti "furbetti del quartierino" riusciranno comunque a farla franca

A questo punto faccio un appello per trovare a livello mediatico qualcuno che mi sostenga per una provocazione: essere riammessa al lavoro come "portatrice di gesso". Questo perché non voglio rimanere in "carcere"per ben 3 mesi con solo la colpa di essermi infortunata. Saluti

giovedì 19 febbraio 2009

SPAZI

In qualche giornale e sul canale televisivo della 7 si è parlato della 'dimenticanza della Rai' che non ha mandato nessuno a Milano al processo Mills, in cui il corruttore condannato apparteneva a un'azienda di propietà del premier.

Non stupisce che il servizio pubblico nazionale sia assente là dove i network più importanti sono presenti.

Si è orami troppo assuefatti all'arroganza del potere ed alla subordinazione dei media ai suoi dettati.

Colpisce che qualcuno ne abbia parlato e che la notizia (quella dell'assenza Rai) sia uscita. Che ci sia ancora qualche spazio?

Recentemente è andata in onda sulla rete ammiraglia, la 1, una trasmissione in cui il direttore del Tg: G. Riotta parlava della gravità della crisi economica con due pezzi da 90: un membro italiano dell'esecutivo della BCE di nome Bini Smaghi, ed una penna da prima pagina del quotidiano della Confindustria, Il Sole 24 Ore.

Nel corso della conversazione venivano confermate tutte quelle notizie più o meno catastrofiche che purtroppo ci si è abituati a digerire quotidianamente, ma soprattutto c'era unanimità sul modo per uscire dalla crisi:

Alzare il potere di acquisto di salari e pensioni, aumentare i soldi per gli ammortizzatori sociali allo scopo di aiutare che perde il lavoro ed altre misure simili per proteggere i giovani a progetto o a tempo determinato che non hanno diritti.

Appariva chiara dalla discussione la scarsa incisività, se non insufficenza, delle misure prese dal governo nazionale.

E questo veniva detto non da Rifondazione, ma da persone che hanno altre collocazioni politiche.

Particolare: tutto questo lavoro giornalistico, ben articolato e comunicato in modo non tecnico, ma comprensibile dal pubblico più vasto, è andato in onda dalle ore 23.30 alle 0.30 di venerdì scorso.

Altro esempio: Ricorderete tutti che qualche settimana fa l'on. Di Pietro venne additato da ogni organo di comunicazione come colui che aveva osato insultare il Capo dello Stato nel corso di una manifestazione sulla giustizia.

Ci fu modo di scrivere qui che la corale indignazione consentiva di non parlare dei contenuti della manifestazione.

Bene, i giornali dei giorni socrsi hanno messo in una breve delle pagine interne la notizia che veniva archiviato ogni provvedimento contro Di Pietro perchè il fatto - le offese - non sussisteva.

Spazio: Tre righe.

Colpiva oggi l'insistenza del Tg2 e di Canale 5, in apertura di giornale, sulla notizia della cattura dei due romeni, colpevoli dell'ultimo crimine di stupro, e sulla rivolta nel centro immigrati di Lampedusa.

Minuti e minuti di trasmissione con primi piani, immagini ferme sui volti dei delinquenti o sui resti dell'edificio dato alle fiamme nell'isola.

Veniva spontanea la domanda. Cosa stanno nascondendo?

martedì 17 febbraio 2009

EFFETTI COLLATERALI

Nella striscia continua della home page del sito vengono regolarmente inserite le notizie riguardanti le morti bianche.

Il più delle volte mancano i nomi delle persone che lasciano la vita per poter lavorare e portare a casa qualche soldo.
Più frequente è invece l’occasione di conoscere l’età delle vittime e il luogo dove abitavano.

Poi tutto si ferma là.
Alla costernazione ed al dolore dell’ennesima tragedia si aggiungono gli stessi sentimenti per quella successiva.

Un susseguirsi continuo e mai interrotto di notizie porta ad una quasi assuefazione ad una ‘normalità’ che tale non è e non deve essere.

Dopo un giorno o due si dimentica oppure sarebbe meglio dire: si è costretti a dimenticare per il sopravanzare di altri eventi.

Con la conseguenza che l’indignazione e la ribellione non trovano tempo e spazio per esprimersi.

Eppure ci sarebbe grande bisogno di una pubblica indignazione e di una pubblica rivolta pacifica contro la strage quotidiana.

Il numero delle vittime non dice le dimensioni reali della questione.

Chi è più fortunato e resta invalido diventa un problema per chi vive assieme a lui.
L’esistenza di un’intera famiglia e quella delle relazioni tra le persone che ne fanno parte ne viene pesantemente condizionata.

Di quest’ultimo aspetto si parla assai di meno. Lo si dà quasi per scontato.

A Torino si sta svolgendo il processo per la tragedia della Thyssen-Krupp ed al proposito escono testimonianze sconvolgenti.

La madre Rosario Rodinò dichiara che dal giorno della tragedia lei e suo marito si sentono in colpa per aver condiviso la scelta del figlio di lavorare in quella fabbrica.
Dall’orgoglio alla disperazione.
Aggiunge: “Da quel giorno non ci sopportiamo più nemmeno tra noi.”

E poi ripete che di tragedia annunciata si sta parlando perché il figlio tornando a casa ripeteva spesso che se succedeva qualcosa nessuno si sarebbe salvato.

La sorella parla invece dei rapporti tra lei, il marito ed i figli che da allora non sono più gli stessi.

Dichiara: “..sono scontrosa, arrabbiata, cattiva, ma non mi sento più cattiva degli assassini di mio fratello che per me era come un figlio e per colpa loro ci ritroviamo così".
E poi ancora: “…noi questo Natale l’abbiamo passato al cimitero. E i padroni e dirigenti della fabbrica dov’erano?

Viene da chiedersi:
quante persone stanno ora lavorando e pensando che la loro esistenza è a rischio?.

Se ci sono più di 1200 vittime l’anno delle morti bianche, quanti altri pagheranno senza aver colpe con danni materiali e personali sia a livello psicologico individuale che interrelazionale?

Fonte: La Repubblica di oggi.