Succede che arriva in posta elettronica un invito per la presentazione di un libro. Non è uno dei tanti.
Il Direttivo informa che l’associazione è particolarmente interessata a questa manifestazione.
Siamo vicini al 25 aprile, iniziative ce ne sono tante qua e là.
Questa presentazione si svolgerà però a S. Donà nel principale Centro Culturale di una città ricca, grande e complessa.
Qui affermare i valori culturali della Resistenza risulta più difficile rispetto ad altre realtà del nostro territorio.
Vicino c’è la ancor più ricca Jesolo, centro di accumulo di denaro e di ogni sorta di svaghi. Ogni banca italiana sembra avere la sua filiale a S. Donà.
Un motivo in più per andarci comunque ma con il timore di trovare la grande sala del Da Vinci semivuota.
Il libro di cui si parlerà ha come titolo: “Elvira sulle vie della storia” ed è stato scritto da Flavia Furlanetto e Maria Trivellato.
Elvira Carozzani, la protagonista ha la sua bella età. Ha attraversato tutti gli orrori della seconda guerra ed anche tremendi momenti personali, riuscendo sempre a guardare avanti, a vedere la fine del tunnel anche quando magari nessuno attorno a lei riusciva a scorgerla.
L’invito dice che sarà presente alla manifestazione.
La sorpresa è trovare la sala piena. Il più ottimista dei soci del Centro Mori avrebbe fatto fatica ad immaginarlo.
Non è solo il pubblico degli addetti ai lavori. C’è gente di ogni età e mamme giovani. Una con un bambino che pure strilla ma non disturba.
Le parole delle relatrici e del relatore vengono ascoltate con partecipazione ed affetto. La protagonista limita il suo contributo a poche frasi. Molto incisive.
Il tutto dura poca più di un’ora ed alla fine i presenti devono venir informati che la presentazione si è chiusa, per cominciare ad alzarsi.
L’atmosfera è quella lieta e gratificante che si respira quando si capisce che si è partecipato ad un evento importante in un posto dove non l’avresti immaginato.
Cominciano allora pensieri diversi. Non è che si è sbagliato a leggere la realtà sociale del sandonatense. Forse c’è qui molta più domanda di autenticità di quello che ci si immagina.
Forse. E' il 23 Aprile.
Due giorni dopo il Gazzettino informa che a Jesolo sono spariti nella notte gli striscioni dell’Anpi che ricordavano accanto al monumento ai caduti la Festa della Liberazione.
Poco confortante la stigmatizzazione del Sindaco, Sig. Calzavara, che accompagna l’articolo.
Ancor più meritorio appare invece il lavoro di chi si è impegnato nel libro e nella presentazione.
mercoledì 30 aprile 2008
IL LIBRO A S. DONA'
lunedì 28 aprile 2008
25.4. PIAZZE IN FESTA
Tanti i timori che i festeggiamenti per l’anniversario della giornata della liberazione fossero occasione di qualche incidente o di atti inconsulti.
Cose già verificatesi in passato.
Tutto benone invece con una grande manifestazione a Milano e altre, riuscite perfettamente in altre parti e città del paese.
Convincente la reazione dei manifestanti ad Alghero che in coro hanno festosamente cantato ‘bella ciao’ . Canzone che il sindaco della località aveva vietato per il 25.4
I riflettori erano puntati in particolar modo su Torino, dove accanto alla manifestazione tradizionale si teneva il vaffa day di Beppe Grillo sull’informazione
Con delusione degli spiriti più malevoli le due piazze hanno pacificamente convissuto l’esperienza.
Molta gente vi ha partecipato è si è registrato anche un via vai tra le due piazze poco distanti l’una all’altra.
Interessante notare che di tutto quello che Grillo, Travaglio ed altri hanno detto dal palco (diretta su ecoTv canale n. 906 di Sky), giornali e Tv riportano frammenti e soprattutto non abbiano ricordato, tra altre altre asserzioni magari discutibili e ben riferite, un bel concetto, espresso con grande chiarezza dal palco dal comico di Genova.
In sintesi: se noi e voi (grillini) avessimo il 10 per cento del cuore e della capacità di soffrire di quelli che sono di là (ex-partigiani) non staremmo vivendo le difficoltà che attraversiamo in questo momento.
Da Genova il Presidente della Repubblica ha ricordato che della Resistenza si deve fare “un’analisi ponderata che non significhi in alcun modo confondere le due parti in lotta, appiattirle sotto un comune giudizio di condanna o di assoluzione”.
Un 25 aprile inteso come festa che segna “la riconquista su tutto il territorio nazionale d’una condizione di libertà e d’indipendenza.”
Gli ha fatto eco l’ex-presidente Ciampi che ha sottolineato come “non c’è revisione storica che possa cambiare tutta la gratitudine che dobbiamo ai combattenti che posero le basi per la Liberazione.”
Fonti: Sky del 25.4 e Repubblica del 26.4
venerdì 25 aprile 2008
25 APRILE
Festeggeremo la liberazione senza privatizzarne la storia e i valori, sapendo anche, come ha ricordato Pasquale Villari, che alla Resistenza parteciparono italiani di ogni fede ideale, liberali e comunisti, monarchici e azionisti, cattolici e socialisti.
Forze che con visioni diverse ma con eguale finalità, a liberazione avvenuta, scrissero insieme al costituzione democratica che a distanza di sessant’anni garantisce le libertà italiane.
Il sangue dei vinti e dei vincitori della guerra di liberazione non può essere perciò un discrimine fra le generazioni o fra le forze sociali o politiche.
Come il 4 novembre è la festa dell’unità d’Italia, e nessuno potrebbe celebrarla con intenti guerrafondai, così il 25 aprile è la festa della democrazia, e nessuno può appropriarsene contro qualcuno o rimuoverla contro qualche altro
Respingiamo dunque tutti insieme i tentativi di appropriazione e quelli di rimozione.
Federico Orlando (dal sito di Articolo21)
giovedì 24 aprile 2008
"IL GIORNALE" E L’ANPI
Il Giornale, quotidiano di Paolo Berlusconi, si sta occupando ampiamente del 25 Aprile con articoli di vario tipo.
Si va da un’intervista al sindaco di Alghero che ha vietato il canto di Bella Ciao a quella con la sig.ra Letizia Brichetto Moratti, che quest’anno non parteciperà alla manifestazione.
In mezzo molto spazio per criticare un manifesto unitario delle associazioni combattentistiche e partigiane che recita:
«A sessant'anni dal 1° gennaio 1948, da quando essa entrò in vigore, l'Italia sta correndo nuovi pericoli. Emergono sempre più i rischi per la tenuta del sistema democratico, come evidenti si manifestano le difficoltà per il suo indispensabile rinnovamento.
Permangono, d'altro canto, i tentativi di sminuire e infangare la storia della Resistenza, cercando di equiparare i "repubblichini", sostenitori dei nazisti, ai partigiani e ai combattenti degli eserciti alleati».
Ed altro spazio dedicato all’Anpi, i cui gruppi sono simili a «circoli ricreativi, veri e propri dopolavori con annessi ristoranti, club sportivi, scuole di arti orientali» .
Conclusione: «Salvare l'Anpi significa salvare i fiumi di euro che arrivano dalle casse pubbliche».
Il Giornale non è solo in questo attacco a chi serba memoria della Resistenza.
Gustava Selva propone l’abolizione della festa del 25 Aprile.
E’ di qualche giorno prima delle elezioni la promessa di Dell’Utri di riscrivere i libri di storia.
Il clima nuovo è stato subito registrato da Maurizio Crozza che, nella sua trasmissione sulla 7, ha inaugurato la rubrica
Rivistory Channel, con Hitler che diventa il Gandhi della Baviera, Mussolini un grande pacifista, i campi di concentramento dei confortevoli centri benessere.
L’ironia è strumento utile di comprensione e consolazione ma lo spazio dato da un quotidiano nazionale
a decisioni che producono un cambiamento nella percezione dell’importanza della nostra storia più recente
riporta all’urgenza di una grande attenzione a quello che succede e potrà succedere dentro al mondo dell’informazione e ad un lavoro di costruzione di anticorpi al "nuovo" che si sta profilando.
Da Unità del 23.4.
mercoledì 23 aprile 2008
DEDICATO A DELL'UTRI
Non sarò ad Alghero e nemmeno a Milano o a Roma: il 25 aprile mia sorella Carla, io, figli, nipoti e cognati ci siamo dati appuntamento a Ozzano, un paese della Bassa bolognese dove si svolgerà la Camminata della Libertà.
E sarà per noi, come per tutti quelli che lì arriveranno, un giorno di festa.
Sì, perché nella nostra famiglia è sempre stato così e così vogliamo sia per i nostri ragazzi e per tutti quei giovani che non hanno avuto la nostra stessa fortuna: quella di conoscere, dalla voce chi l’aveva vissuta, la storia del nazifascismo, la lotta per la Liberazione e la vittoria della democrazia.
Perché se in qualche periodo il ricordo di quei tempi si è un po’ annacquato, ora più che mai è importante parlarne, raccontare, spiegare.
Qualche settimana fa, a Rubiera, cittadina fra Modena e Reggio Emilia, ho incontrato un vecchio partigiano che, insieme con mio padre, aveva combattuto sulle montagne di Gaggio Montano, sopra Marzabotto.
Ecco, io vorrei che questo signore dai capelli bianchi, la voce un po’ stanca ma la memoria lucidissima, andasse nelle scuole e leggesse il suo diario di coraggio e civiltà.
E mi piacerebbe che incontrasse anche l’onorevole Marcello Dell’Utri:
noi, che abbiamo imparato tante cose sui libri di Villari e di Spini, facciamo fatica ad accettare le sue proposte revisionistiche.
Di più: non vogliamo sentirle. Per noi il 25 aprile è sacro e davvero nessuno può essere così arrogante da metterlo in discussione.
BICE BIAGI
figlia di Enzo, giornalista recentemente scomparso.
dal sito di Articolo21
martedì 22 aprile 2008
CONTRO IL CAROVITA
Si era già parlato di carovita qui sotto in data 7.4.08 con il titolo pane a 1 Euro, segnalando l’accordo raggiunto a Milano.
Su questo modello, sempre ispirato dal Centro Formazione e Ricerca don Milani, si sono mosse la regione Emilia Romagna e la regione Marche.
Nel primo caso l’assessore regionale, due settimane fa, ha fatto un accordo con la grande distribuzione Coop e Conad per calmierare il prezzo a 1 Euro a Kg.(costo medio da 3.45 a 4.94) con il risultato di incassare la rivolta dei panificatori bolognesi che si sono rivolti all’Antitrust sentendosi messi fuorigioco.
Nelle Marche la Regione ha proceduto in modo diverso coinvolgendo le associazioni di categoria ma con analoghi risultati in termini di proteste.
E’ di ieri la notizia che a Bologna si sono fatti dei passi in avanti grazie all’assessore del Comune Santandrea che ha prima fatto un accordo con due forni della città per offrire il pane ad 1 E a Kg. e poi ha fatto annunciare con una nota un “progetto di produzione e distribuzione nei negozi … di una tipologia di pane” a prezzo calmierato.
Pur con notevoli e comprensibili difficoltà, la protesta dei panificatori non è ancora rientrata, si va avanti, a livello amministrativo, nella direzione di ideare misure che consentano di affrontare il carovita galoppante.
Interessante notare come l’azione dell’assessore Santandrea sia stata sorretta non solo dal Centro don Milani, ma anche dalla Caritas e dalla Cgil presenti alla conferenza stampa di annuncio del provvedimento.
Ancora una volta quindi le associazioni si sono rivelate la forza trainante di una faticosa azione politico-amministrativa di sostegno economico alle fasce più deboli della popolazione.
dal Resto del Carlino del 21.4. e dei giorni precedenti
lunedì 21 aprile 2008
LA NUOVA ITALIA
PER LA PRIMA VOLTA SI PUBBLICA UNA LETTERA AD UN SETTIMANALE CON DUE COMMENTI. UN COPIA INCOLLA SENZA MODIFICHE CHE SONO DEL TUTTO SUPERFLUE.
Scrivo per raccontare una vicenda successami oggi (15 aprile 2008).
Mi chiamo Elena, ho 23 anni, sono laureata in matematica all’università La Sapienza di Roma; sto frequentando la Specialistica in Ingegneria Matematica presso il Politecnico di Milano.
Oggi ero in aula, erano le 14:00 del pomeriggio, attendevo l’inizio della mia lezione, leggevo il giornale con i risultati (sconcertanti) delle elezioni di questi giorni; ed ecco che un ragazzo (mio coetaneo) sale sulla pedana della cattedra e davanti ad una platea di circa 30 persone (tutti uomini, la mia facoltà è a dominio maschile) sentenzia:
“Ragazzi, allora un attimo di attenzione; oggi vi spiegherò la differenza tra un italiano e un terrone”.
Io in silenzio sconcertata; la classe in tripudio.
Aspetto, mi dico di non partire prevenuta, di stare ad ascoltare, potrebbero essere le solite battute alle quali, oramai da due anni, non si scappa; che con leggerezza ti rivolgono e che con altrettanta leggerezza devi accettare (”Roma ladrona”, “Milano produce, Roma spreca”, “Milano capitale economica e morale d’Italia” ecc ecc.).
Il ragazzo persevera: “Dicevamo, il terrone, miei cari, è il tipico uomo bassottello, grassoccio e decisamente sporco.”
Dal fondo urla un voce d’uomo indistinta: “Olivastro, dimentichi olivastro.”
“Vero”, si scusa l’oratore, “Decisamente OLIVASTRO”.
Queste parole e il tono che sta assumendo la beffa cominciano a spaventarmi.
Non capisco il confine del gioco.
Uno di loro dice sottovoce ad un altro:”Oh, anche lui ha votato Lega vero?”
L’altro annuisce con fare fiero.
Continua il ragazzo alla cattedra: “Il terrone è caratterizzato da un atteggiamento tipicamente parassita ed è per questo, miei cari, che vi invito semplicemente a tracciare una linea sulle varie cartine dell’Italia. Una semplice linea di demarcazione”.
A questo punto schizza con il gesso uno stivale sulla lavagna e traccia con fare deciso una linea orizzontale all’altezza del Po’.
Ovazione. Urla e applausi.
Resto lì ancora incredula …
Ricordo che, quando avevo visto “La vita è bella” per la prima volta, avevo immediatamente notato come Benigni mettesse l’accento sul fatto che certe idee, apparentemente bizzarre (come le superiorità fisiche della razza ariana), si erano diffuse in modo, potremmo dire, “proverbiale”, quasi come facessero parte di una cultura popolare, un modo di dire, un qualcosa di semplice che passa di bocca in bocca, una battuta scherzosa o un gioco tra amici, che alla fine diviene scontato, di dominio pubblico e indiscusso.
Ma è su questo tacito passaparola, quasi burlesco, che si sono fondate, successivamente, leggi e le loro tragiche conseguenze che segnarono un solco profondo e violento nel secolo scorso.
Torno a casa con la paura di aver assistito a una di questi simpatici “moti proverbiali”; porto sotto braccio il mio giornale che decreta milioni di voti alla Lega.
COMMENTO 1
Tra i miei parenti paterni:emigrati in Brasile, metà milleottocento;un ricercatore oncologo negli States, e se lo sono accaparrati loro. Da parte materna: parenti in Argentina, Buenos Aires, un’altra parentela praghese.
Chi l’avrebbe mai detto che nel terzo millennio questo del nord-sud del mondo sarebbe stato riesumato come problema?
Pulsioni elementari giocano,paure e fobie da nuovo medioevo.
Saluti
COMMENTO 2
Ho l’impressione che questi cominciano con lo scherzare, ma certamente mostrano un malcelato odio verso i meridionali.
Se avete un minimo di orgoglio, un sussulto di dignità, cominciate a privilegiare i prodotti meridionali rispetto a quelli del nord’Italia.
Li abbiamo arricchiti noi a questi signori ed ora siamo di peso, un ingombro, un fardello sporco di cui si vorrebbero liberare, hanno in testa solo il dio denaro.
Non vi fate abbindolare dalla pubblicita’, scegliete prodotti della nostra terra, è il metodo più intelligente per colpire la loro superbia di cafoni arricchiti.
Ricordate i giornali del nord quando parlavano di cucina meridionale (cucina povera etc.)? Oggi la cucina mediterranea è conosciuta e apprezzata in tutto il mondo, altro che cucina povera, è una cucina millenaria, siate orgogliosi di essere meridionali, abbiamo un grande passato, una grande civiltà.
OGNI INTERVENTO E' FIRMATO
Da L'Espresso del 20.4.08