‘La destruccion de la ciencia en Espana. Depuracion universitaria en el franquismo’ è il titolo di un libro curato da Luis E. O. Carvajal di cui parla Cesare Segre in un recente articolo.
Nel suo intervento si ricorda in primo luogo il salutare trauma che la perdita delle colonie nelle Filippine e Cuba significò per la Spagna. Era il 1898.
La cultura di quel paese ‘retriva ed ottusa’ capì che era arrivato il momento di scuotersi, rinnovarsi, recuperare i livelli europei.
Nel ruolo del rilancio spirituale furono decisive due istituzioni: la Institucion Libre de Ensenanza e la Junta para Ampliacion de Estudios.
Se la prima si distinse quale ‘FUCINA DI PENSIERO LIBERO E DI CERVELLI APERTISSIMI', la seconda si impegnò nella SELEZIONE DI GIOVANI MOLTO FERRATI, li fornì di BORSE DI STUDIO e li mandò in giro per il mondo ad ASSIMILARE LA RICERCA SCIENTIFICA PIU' AVANZATA.
I risultati non tardarono. Nel corso di ‘pochi lustri’ la Spagna ebbe una schiera di specialisti ed istituti di altissimo livello.
Primo obiettivo di Franco, giunto al potere, fu, a guerra civile non ancora finita, la distruzione di tutto questo lavoro.
Professori destituiti, messi in galera, fucilati.
Si trattò di un’opera sistematica guidata da commissioni create per la bisogna.
Scopo dichiarato: "TOGLIERE A CERVELLI TROPPO INDIPENDENTI LA FACOLTA' DI AVERE DISCEPOLI".
L’effetto collaterale di questa vicenda fu l’emigrazione, in Messico particolarmente, di circa 20.000 perseguitati. Il presidente di quel paese Lazaro Cardenas ne favorì la sistemazione e fece in modo che potessero continuare là la loro attività.
Per lo stato del Centroamerica questa generosità si rivelò una fortuna: la crema del pensiero spagnolo fu in grado di FAR FARE AL PAESE UN SALTO DI QUALITA' NELLA FORMAZIONE DEI PROPRI GIOVANI.
Analoga fortuna per la qualità dei loro livelli di insegnamento ebbero le università Usa che accolsero, anni dopo, i perseguitati in fuga dalla Germania nazista.
Corriere della Sera del 9.11.07 : ‘Franchismo, l’esodo che fece grande l’America’.
EFFETTI COLLATERALI 2
‘La nostra cultura, asfissiata dal franchismo, sopravvisse grazie alla resistenza intellettuale stabilitasi in Messico, in Argentina e a Parigi.’ Sono parole di uno scrittore Juan Goitysolo.
Veicolo di questa forma di resistenza fu una casa editrice che gli esuli fondarono in Francia: La Librairie des Editions Espagnoles. Prima a Tolosa e poi a Parigi.
Dal 1948 la sede della Libreria Spagnola nel quartiere latino diventò il punto di incontro di rifugiati spagnoli e di ispanisti francesi.
Là si incontravano Picasso, Camus, Rafael Alberti , Luis Bunuel, Antonio Soriano.
E. Rosaspina :Corriere Sera del 9.11.07 (gb)
venerdì 29 febbraio 2008
EFFETTI COLLATERALI
giovedì 28 febbraio 2008
CONOSCERE
C. Magris ha parlato di recente di un libro di Pier Vincenzo Mengaldo: LA VENDETTA E’ IL RACCONTO edito da Bollati Boringhieri come di una “Bibbia, di un ‘libro dei libri’ sulla Shoah …..perchè fa parlare i testi… e cerca di dire personalmente il meno possibile”.
Si riportano qui alcune parti dell’intervista che ne è seguita.
MAGRIS: La Shoah si è trasformata da storia criminosa a evento metafisico, a male assoluto….. come è possibile mantenere il senso della sua assolutezza e contemporaneamente collocarla nel tempo, nel relativo per eccellenza?
MENGALDO: Piuttosto che di male ‘assoluto’ o anche ‘radicale’ io parlerei con la Arendt di male ‘estremo’, che pur nella sua eccezionalità non esclude mali estremi passati e recenti. …..La Shoah in quanto opera umana , può e deve essere COMPRESA anche NELLE SUE CAUSE come tutti i fatti umani; e solo così ci si può attrezzare un po’ meglio PERCHE’ NON SI RIPETA. Quello che VA EVITATO è piuttosto di PREMERE IL PEDALE SU UNA SOLA DELLE MOLTE “CAUSE”, il cui intreccio, quasi moltiplicando il potenziale di ognuna, ha prodotto quegli effetti.
MAGRIS: Rispetto alle testimonianze dirette e vissute della Shoah, come si collocano le opere letterarie. E’ possibile un’invenzione fantastica che parta da Auschwitz?
MENGALDO: Naturalmente è possibile, anche se uno dei testi più noti ‘Le armi delle notte’ di Vercors, lascia sempre l’impressione della morbosità. …..a me sembrano pur sempre preferibili quelle BASATE SU UNA SERIA DOCUMENTAZIONE come ‘La notte dei girondini’ di Presser – per non parlare dell’ ”Istruttoria“ di Weiss. E solo queste sono utili allo storico.
MAGRIS : Primo Levi considera quasi inadeguate le proprie pagine rispetto a ciò che descrive, perché, dice, solo chi ha fissato in volto la Gorgone può raccontarla a fondo, ma chi ha visto la Gorgone non può parlare perché non è tornato…
MENGALDO: L’opinione di Levi è inconfutabile, anche se si può aggiungere che ci sono rimaste testimonianze (ovviamente pochissime) di membri dei Sonderkommandos addetti alle camere a gas…che forse hanno visto la Gorgone ancor più da vicino…
l’importanza del ‘Memoriale’ di Hoess….o delle dichiarazioni
di Stangl (comandante di Sobibor e di Treblinka) riportate ‘In quelle tenebre’ di Gitta Sereny, sta anzitutto nel fatto che costoro CONOSCEVANO PER I NTERO STRUTTURA E FUNZIONAMENTO del ‘loro’ lager mentre le vittime…ne hanno potuto avere solo una visione intensa ma parziale.
….Lo specifico della Shoah non è stato tanto la sua motivazione ideologica, quanto il suo carattere di STERMINIO TECNOLOGICO E AMMINISTRATIVO…
Dal Corriere della Sera del 15.7.07 (gb)
mercoledì 27 febbraio 2008
LORO AL NORD
Al Nord, in Lombardia, si parla di ‘cuore nero’.
Una analisi fatta dall’Osservatorio Democratico viene riassunta da Repubblica, che, con il suo redattore P. Berizzi parla di sacche nere, che conducono una intensa opera di proselitismo giovanile.
INQUIETANTE IL QUADRO CHE NE EMERGE: la magistratura sta indagando su una serie di intrecci tra i naziskin, nostalgici, tifosi ultrà delle squadre milanesi.
Non basta.
Il giornalista cita pure un’altra inchiesta dei magistrati, ancora in corso, sui neonazisti della provincia di Varese.
50 indagati e due arresti.
Secondo quanto riferisce il giornale tutto parte da un centro sociale "Cuore nero", i cui fondatori hanno contatti con una fitta rete di gruppi neri in cui si ritrovano personaggi conosciuti dell’estremismo milanese e, via via nella fitta ragnatela, ex rappresentanti istituzionali della destra da una lato e uomini della malavita dall’altro.
Da Repubblica del 23.2.08 (gb)
martedì 26 febbraio 2008
LORO
Si impegnano per delle cose molto pratiche: avere un migliore utilizzo dell’aula di informatica o i pannelli solari sul tetto. Vogliono più gite, meglio se nella natura e senza telefonino perché “lo spirito se ne giova”.
Chiedono di studiare la storia su libri che non esprimano una visione della disciplina a senso unico.
I loro slogan per le elezioni studentesche chiedevano lezioni meno tristi con professori meno grigi.
Dicono di non essere violenti e neppure razzisti: “Al corteo per le foibe c’erano quattro ragazzi di colore. Picchiare ci si picchia, ogni tanto, succede da sempre”.
In otto anni a Roma gli studenti di destra eletti nel parlamento dei ragazzi sono passati da 20 a 200, su 400. Decuplicati.
Pragmatismo è la loro parola chiave che viene contrapposta ai temi difficili che si discutono nelle riunioni dei ragazzi di sinistra.
Lottano contro il caro libri ed il caro CD.
In questo modo hanno raccolto alle elezioni il 65 per cento dei consensi.
Dicono: “Non tutti gli studenti che ci votano sono di destra. Anzi.”
Non è che portino un abbigliamento che li distingua dagli altri. I capelli tagliati molto corti, i ray-ban i giubbotti di pelle sono un look che non si usa più.
I simboli del passato, aquile e croci runiche, si vedono alle manifestazioni ma là sono i ventenni ed i trentenni che comandano
Per C. De Gregorio tutto ciò assomiglia ad una “primavera invisibile, per alcuni inconsapevole” sui cui sbocchi futuri è tutto da vedere.
Per noi il primo pensiero è che si deve seguire il tutto con grande attenzione consapevoli che, dopo i 20 anni o ancora più tardi, emergono i
risultati del brodo culturale in cui si è nuotato nell’adolescenza.
Si possono però già ora rileggere gli interventi qui sotto del 23.2 ed il secondo dell'8.2, oppure riguardare l’offerta di articoli di stampa.
Utile pure ascoltare i telegiornali di oggi sulle inchieste della magistratura a Roma.
Da Repubblica del 23.2.08
lunedì 25 febbraio 2008
OMOLADE E LA PROVINCIA ITALIANA
Si chiama Akeem Omolade ed è in Italia dal 2000.
Prima a Torino poi a Novara, dopo Treviso e Reggio Calabria.
All’esordio, a 17 anni, ha dovuto subire gli insulti dei tifosi della sua squadra.
I suoi compagni, la domenica successiva, si sono sporcati
la faccia di nero per solidarietà e sono scesi in campo così.
Non è bastato. Anzi. Gli avversari capirono che non sopportava
di sentirsi dire “negro di merda” e lo insultavano in questo modo ogni volta che
scendeva in campo. Lentamente impara ad ascoltare, sopportare e giocare.
Se ne parla molto i questi giorni a causa di un incidente di gioco in una partita di
C2. Il suo Gela contro il Celano.
Akeem è a terra e viene insultato dall’avversario nel modo che non accetta.
Cade nella provocazione e reagisce. Immediatamente tutti i compagni di squadra dell’avversario lo circondano ripetendo l’insulto. Rissa finale.
Il giudice sportivo però squalifica solo lui per quattro giornate.
Gli insulti del pubblico: “..ormai considero normale” tutto questo ma “non è normale che l’arbitro non abbia detto nulla. Non abbia scritto nulla. Non si sia accorto di nulla. Non si era detto che le partite andavano sospese quando dagli spalti c’erano manifestazioni di razzismo?”.
“Nei campi di provincia non c’è la televisione e quindi spetta agli arbitri far rispettare le regole:”
Ciò che colpisce in questa vicenda è la diffusione capillare sul territorio nazionale di un razzismo che si supponeva presente per lo più in realtà urbane complesse.
Ci si sorprende e ci si indigna quando in qualche città si verificano atti criminali a sfondo razzista.
Si tenta di capirne la causa pensando al degrado della grande città , alla difficoltà di viverci. Alla microcriminalità diffusa ed agli impulsi violenti che tutto ciò può originare.
(Qui sotto si rendeva conto qualche giorno fa di un’aggressione a tre romeni a Torino.)
Oppure si tenta di interpretare il fatto alla luce magari della presenza organizzata nel tessuto urbano di una qualche formazione neofascista.
Ma la vicenda di Omolade spinge a guardarci attorno con più attenzione, a capire quanto è profondo il disagio culturale di chi probabilmente non riesce a comprendere ed accettare le cause che hanno portato alla società multietnica, di chi sopporta la loro presenza coltivando magari in silenzio sentimenti ostili che alla prima occasione vengono improvvisamente allo scoperto.
E’ lo stesso Akeem a dirlo: “Ovunque sempre la stessa storia. Sempre la stessa frase come un’ossessione. …. Quando mi ha chiamato il Gela ho pensato che forse al sud mi sarei trovato meglio.. e invece mi sono sbagliato…peggio che a Treviso.”
Omolade è ovviamente calciatore di professione ed è di nazionalità nigeriana.
Da Repubblica del 22.208 (gb)
domenica 24 febbraio 2008
IL PANE LORO
Nell’intervento di presentazione di questo blog ci si era interrogati sul significato attuale del concetto di ‘resistenza’, individuando le morti bianche come uno dei possibili temi da tenere in considerazione.
Le vittime del lavoro hanno trovato posto finora nell’offerta di articoli di stampa.(cfr. orgoglio nazionale-Febbraio ’08)
L’intervento della cultura è stato ed è sempre molto importante per evidenziare l’urgenza di avviare a soluzione determinati problemi.
Talvolta è stato decisivo come una quindicina di anni fa, quando le voci dei maggiori intellettuali del paese obbligarono il mondo dell’economia a rinunciare ad organizzare l’Expo in una città piena di opere d’arte come Venezia.
Due anziani, grandi protagonisti di quella ed altre battaglie, continuano oramai da soli a farsi sentire.
L’estate scorsa Camilleri riuscì con il suo appello a frenare una multinazionale americana che con i suoi investimenti in Sicilia minacciava la cattedrale di Noto.
Larga eco ha avuto in seguito, su una questione locale, anche l’intervento di Zanzotto per salvare dalla
speculazione edilizia il prato di Pieve di Soligo, ultimo simbolo del verde cittadino.
Particolare attenzione merita quindi la notizia che finalmente anche il mondo dello spettacolo inizia a reagire e a muoversi per contrastare il fenomeno del quotidiano incessante stillicidio di caduti nei luoghi di lavoro. (uno anche ieri Sabato ed uno pure oggi Domenica).
In Piemonte Mimmo Calopresti ha iniziato a girare un documentario sull’incendio alla Thyssen –Krupp e non accetta che a poco a poco l’oblio e l’indifferenza prevalgano. Dice:
«…BISOGNA INDIGNARSI. Io rimango con la mia utopia, penso che la sicurezza sul lavoro sia un diritto irrinunciabile. Vorrei invece che CI SI ARRABBIASSE ANCORA PER RENDERE MIGLIORE QUESTO MONDO. E non solo per lo spazio di un talk show. IL CINEMA QUESTA FORZA CE L'HA. Un tempo, per lo meno, ce l’aveva. INCIDEVA SULLA REALTA', cambiava le cose. Per questo sono venuto qui a Torino a urlare la mia indignazione con i fotogrammi».
Dal 29 Febbraio verrà portato in giro per l’Italia anche uno spettacolo teatrale
Un gruppo di persone: attori, ex operai, musicisti ed il regista Ulderico Pesce metteranno in scena uno nuovo testo, pensato e scritto su queste tragedie: “Il pane loro. Storie di una Repubblica fondata sul lavoro.”
Le tre storie su cui si struttura la recita verranno accompagnate sul palcoscenico
dai versi di letterati italiani che hanno voluto dedicare il loro talento alla composizione di poesie che intendono rappresentare il paradigma di tutte le odissee dei lavoratori.
Da Repubblica del 22.2.08 e dalla Stampa del 23.2 (gb)
sabato 23 febbraio 2008
ROMA FEBBRAIO 2008
Simone ha 19 anni, è piccolo di corporatura, porta i capelli rasati e gli occhiali, studia medicina, primo anno.
L’altra sera esce di casa con un’amica e vede due ragazzi con il volto coperto da sciarpe correre verso di lui. Cerca in fretta di ritornare al portone ma non ce la fa.
All’inizio riesce a difendersi poi i due, 26/27 anni di età dice Simone, tirano fuori i tirapugni e lo feriscono.
All’ospedale le prime cure a due profonde ferite alla testa, poi il ritorno a casa. Nella notte febbre, vomito, nausea e ritorno all’ospedale. Tac e diagnosi: trauma cranico.
“per fortuna non se la sono presa con la mia amica, dice, il tutto è durato pochi minuti. Non ho presentato denuncia. Mi sembra inutile. So che non gli succederà nulla. Preferisco continuare la mobilitazione antifascista con i miei compagni” (Simone fa attività politica nei collettivi studenteschi).
Da Repubblica del 19.2.08 (gb)