....
Bene, questi giganti della Confindustria hanno nel loro palmarés anche l'ospedale de L'Aquila, quello nuovo inaugurato 12 anni fa;
perché quello vecchio è ancora in piedi, mentre quello nuovo, dove ci hanno messo la zampa anche loro, è venuto giù.
Naturalmente, c'è un comunicato che è stato sufficiente alla cosiddetta informazione per non nominare l'Impregilo.
L'Impregilo dice: “noi non abbiamo fatto la struttura dell'ospedale de L'Aquila, l'abbiamo solo messo in funzione” avete visto come funzionava bene.
Peccato però che fino al giorno del terremoto, nel sito Impregilo alla voce “business units” si legge tra le varie opere di cui l'Impregilo si vanta:
“edilizia ospedaliera: in questo settore ha realizzato sia in Italia che all'estero importanti e moderni complessi ospedalieri che vengono di seguito dettagliati”.
Ce ne sono alcuni e in fondo all'elenco si legge:
“ospedali a L'Aquila, Cerignola e Menaggio”. Chissà se c'è ancora sul sito, bisognerebbe controllare.
E ancora, sempre sito Impregilo: comunicati stampa, 12 settembre 2000:
“aumentano le acquisizioni, crescono gli investimenti...”
tra le acquisizioni effettuate giova ricordare
“ospedale San Salvatore, L'Aquila”. Se ne vantavano, all'epoca.
In compenso una chicca:
sempre nel sito Impregilo c'è scritto:
“Algeria, biblioteca nazionale d'Algeria. Hanno fatto pure la biblioteca nazionale d'Algeria, questa però – scrivono -
“l'edificio che si estende su una superficie di 60.000 mq e ripartito su 13 piani è stato realizzato secondo le norme vigenti in materia di stabilità strutturale antisismica”.
Ecco, in Algeria gli edifici, l'Impregilo, li costruisce secondo le norme antisismiche...
Da Passaparola di M. Travaglio
mercoledì 15 aprile 2009
IMPRESE ITALIANE: IMPREGILO
venerdì 10 aprile 2009
LA FUNZIONE DELL' OSCENITA'
Chiedersi a chi possa giovare, politicamente, l'orrore è indegno...
Tuttavia, anche le catastrofi naturali producono effetti politici.
Si pensi ancora, per usare un esempio noto, alle alluvioni che devastarono la Germania nell'estate del 2002.
In piena campagna elettorale. Il cancelliere Gerhard Schröder, allora, pareva giunto al capolinea. Insieme ai socialdemocratici tedeschi, di cui era il leader. La SPD. Strabattuta - secondo tutti i sondaggi - dai popolari della CDU.
Ma la gestione efficiente e visibile dell'emergenza gli permise di risalire in fretta. Fino a vincere le elezioni, rovesciando le previsioni.
Dunque, chiedersi se questa catastrofe avrà effetti politici - e quali: è osceno. Ma non più di quanto lo sia interrogarsi sugli effetti che produrrà dal punto di vista mediatico.
Quanto faranno salire gli ascolti le ore e ore di tivù dedicate allo spettacolo del dolore e della morte.
Su tutte le reti. Talk show e salotti televisivi. Dirette a tempo pieno.
Inviati speciali, ma speciali veramente.
Addosso agli sfollati, ai disperati, di fronte alle rovine, chiusi nelle loro auto trasformate in rifugi.
"Signora, Lei che ha perso? Chi ha perso?".
"Cosa prova ora che non ha più una casa? Un figlio? Una sorella? Un amico? La nonna?".
Lo spettacolo offerto dallo spettacolo del dolore.
E' osceno.
Come i dati di ascolto delle edizioni speciali dei Tg, esibiti quasi fossero trofei (lo ha denunciato nei giorni scorsi Aldo Grasso).
Come l'aggiornamento ossessivo del numero dei morti. Quasi che la catena delle vittime, allungandosi, infinita, protraesse anche l'orrore.
E lo spettacolo. Perché il dolore fa ascolto.
Come la morte, come la paura. Soprattutto quando si mischiano i generi.
D'altra parte, tempo due giorni,
la diretta in mezzo agli sfollati e nelle città ferite dal sisma si affianca e si alterna al Grande Fratello. Due reality uno accanto all'altro.
Quello dall'Abruzzo, veramente vero.
Per cui è meglio non indignarsi troppo se (sottovoce, piano piano) viene sollevata la questione circa gli effetti politici della catastrofe.
Rafforzerà la fiducia nel governo, per reazione all'insicurezza, che spinge tutti a stringersi intorno agli uomini delle istituzioni che vegliano su di noi.
O per simpatia nei confronti del premier e dei ministri, in visita permanente ai luoghi del disastro?
Oppure avverrà il contrario e la catastrofe alimenterà angoscia e insicurezza, generando un clima di sfiducia nel governo?
Perché, com'è noto, l'insicurezza mina la legittimità delle istituzioni e di chi comanda.
Indugiare su questi dilemmi è osceno. Ma, credetemi, c'è chi se li pone.
Di certo non le decine di migliaia di protagonisti involontari di questa tragedia.
Né i mille e mille volontari della solidarietà.
Ma la questione appare, ben chiara, nei pensieri di chi fa politica e informazione. E anche oltre.
D'altronde il campo politico ormai coincide largamente con quello mediatico.
E se uno stupro o una catena di piccoli omicidi possono condizionare in modo sensibile il clima d'opinione e le scelte degli elettori, figurarsi una tragedia enorme, una catastrofe immensa.
Trasformata in uno spettacolo colossale, che agita i sentimenti delle persone. E ci rende tutti diversi da come eravamo ieri.
(9 aprile 2009)
Ilvo Diamanti (La Repubblica)
mercoledì 8 aprile 2009
ESSERE RESPONSABILI
La natura è stata più svelta del governo e ha presentato il suo piano casa.
È una fortuna che gli edifici crollati non fossero stati ancora ingranditi del 20-30 per cento, secondo i dettami del Cavaliere e dei suoi corifei, altrimenti il bilancio dei morti sarebbe più cospicuo.
E non osiamo immaginare il bilancio dei danni se, nel paese più sismico d’Europa, fossero già in piedi le cinque centrali nucleari e il Ponte di Messina (una delle zone più martoriate da terremoti) minacciati dal governo.
Per capire in che mani siamo, ecco un comunicato della Protezione civile (1° aprile 2009):
«Ieri si è riunita all’Aquila, nella sede della Regione Abruzzo, la Commissione Nazionale per la Previsione e la Prevenzione dei Grandi Rischi…
per fornire ai cittadini tutte le informazioni disponibili alla comunità scientifica sull’attività sismica delle ultime settimane in Abruzzo:
attività che viene costantemente monitorata, pur non essendoci nessun allarme in corso».
Il vicecapo della Protezione civile, Bernardo De Bernardinis, filosofeggiava:
«Bisogna saper convivere con le caratteristiche dei territori».
La «comunità scientifica» confermava
«che non c’è pericolo perché il continuo scarico di energia riduce la possibilità di eventi particolarmente intensi».
Quanto all’allarme di Giampaolo Giuliani, tecnico dei laboratori del Gran Sasso, su un imminente «terremoto disastroso», Guido Bertolaso si scagliava contro «quegli imbecilli che si divertono a diffondere notizie false», chiedeva una punizione esemplare e denunciava Giuliani per «procurato allarme».
Ecco, siamo in buone mani.
Marco Travaglio (Unità 8.4.09)
martedì 7 aprile 2009
IL TERRREMOTO CHE NON SI POTEVA PREVEDERE
«La situazione dei Comuni è stata sottovalutata».
A sostenerlo è Stefania Pezzopane, Presidente della Provincia dell'Aquila, secondo quanto riporta il sito Anci.
Pezzopane ha parlato dal Comune di Onna, uno tra i 26 Comuni più colpiti dal terremoto, piccola realtà di 350 abitanti dove finora si contano 8 vittime e circa 30 dispersi.
Il presidente della Provincia è andata nelle aree interessate seriamente dal sisma per registrare il numero delle vittime e riscontrare i danni, «spesso incalcolabili.....
La Pezzopane contesta in particolare l'operato di Bertolaso.
"Da settimane - racconte - avvertivamo queste scosse. Ci è stato detto che dovevamo rimanere tranquilli. Così tranquilli che siamo rimasti nelle nostre case trasformate in trappole".
Pezzopane racconta di una situazione tragica. «A Onna ci sono otto cadaveri avvolti in lenzuola, nel loro sudario, stesi su un prato. Sembra uno scenario di guerra.
Questo è un paese di anziani. Se non arrivano i figli a dire chi è scomparso, magari nemmeno lo si sa».
... In piedi è rimasto l'asilo, ad esempio, ma la scuola, no. La scuola è crollata. Anche il cemento armato ha ceduto. Ora sono davanti a un palazzo in costruzione. È crollato anche questo».
«Anche all'Aquila - racconta Pezzopane - il cemento armato ha ceduto.
Da L'Unità di oggi
lunedì 6 aprile 2009
E L' INIZIATIVA FUNZIONA
Dopo il pane venduto a un euro al chilo, i gap (gruppi d’ acquisto popolare) promossi da Rifondazione Comunista a Torino, lanciano la pasta a 85 centesimi e il riso a 95.
Da sabato 11 aprile - informa la segreteria cittadina del partito - saranno disponibili, in diversi punti della città, quattro tonnellate di pasta campana e due riso della Lomellina.
Il primo bilancio della vendita del pane a 1 euro è di 10 tonnellate in sette mesi.
Nei giorni scorsi la Provincia di Torino, Cgil Cisl e Uil, Coop e Crai hanno sottoscritto un accordo per una serie di prodotti, tra cui il pane, a prezzi calmierati.
«Quest’intesa - commenta Reato Patrito, segretario del Prc - dimostra chiaramente come fosse possibile tradurre nella realtà di atti concreti la nostra richiesta di azioni forti di contrasto del carovita».
«Con la nostra iniziativa - prosegue Patrito - spesso contrastata da tentativi infruttuosi da parte delle forze dell’ordine di soffocarla, abbiamo ottenuto un evidente risultato calmierante sui prezzi, smascherando rendite e speculazioni spesso scandalose a danno delle fasce più deboli».
Da:"La Stampa" di oggi
venerdì 3 aprile 2009
LAVORARE ALL' ESTERO
venerdì, 27 marzo 2009
Una giornata al lavoro..viaggio da casa al ufficio..
Questa mattina, come tante altre fino ad oggi, mi sono recata al lavoro a piedi.
Lo stabile in cui abito, dichiaratamente considerato fatiscente credo, in Italia, dentro, non è poi così male come si possa pensare.
Certo, non siamo ai livelli dei nostri condomini o altro ( e per nostri intendo al Nord Italia, che poi al Sud, sinceramente non so..) ma comunque sia..
Non si sta affatto male, anzi, a me in particolare, se posso dirlo, piace veramente tantissimo, perchè in un modo o nell'altro, mi fa stare bene. E questo è l'importante.
Appena apro la porta di casa, alla mattina, la prima cosa che sento sul viso, è l'aria fredda che proviene da fuori.
Per quanto all'ingresso dello stabile ci siano due grandi porte di ferro, sul rumoroso andante, in generale lungo tutto lo "spazio comune", la temperatura è quasi pari a quella esterna, che in questi giorni, non è affatto delle più alte o calde del mese.
Specialmente la sera, quando nemmeno il riscaldamento pubblico del condominio sembra bastare per farmi sentire al caldo mentre siedo sul mio divano.
All'uscita di casa, il sole incontra i miei occhi, riflettendosi qui e la tra le ancora grandi macchie di neve liquefatta rimaste dopo le abbondanti nevicate degli ultimi giorni.
Vicino al piccolo parcheggio del condominio, una baracca, se possiamo definirla così. con buh, "delle cose dentro" e delle persone fuori.
"Delle cose dentro", nel senso che qui, in Macedonia, come in tanti altri posti "a Est" o in Russia, esistono questi piccoli spazi "strani" che ricordando vecchie botteghe italiane anni cinquanta di borgata, ti propongono le più svariate merci:
dalla frutta, di casa ovviamente, alle sigarette, o alla birra, che non manca mai..
Continuando nel mio percorso, e facendo attenzione qua e là a dove mettere i piedi, per non inciampare in qualche dismesso pezzo di marciapiede, incontro diverse cose:
una scuola, una casa con alcuni operai macedoni, forse turchi, o albanesi dalle faccie, non so.. ma comunque sempre gli stessi, e si, anche una serie di negozietti agglomerati al piano terra di alcuni condomini dai "colori vivi", grigio e nero.. o simili.
Camminando tra questi negozietti, dalle scritte antiquate in cirillico, a tratti mi sento più in Russia che in Macedonia.
Grazie a Dio però poi, le targhe delle macchine riportanti una chiara SK di Skopje, mi riportano in qua e mi fanno capire che si, sono ancora in Europa, e no, non parlano russo qui.
L'attraversamento pedonale, segnalato sia strisce bianche che con un grande pannello blu sopra la mia testa, è abbastanza lungo, e lì, le macchine, difficilmente fermano con cautela, per cui, ogni volta è meglio fare "un'italianata" e letteralmente "lanciarsi" tra le auto, piuttosto che aspettare come bravi e diligenti tedeschi che qualcuno si fermi perchè ti ha visto e ti lasci quindi passare.
Una volta attraversato il tutto, il mio lavoro è a poco da me. Qualche minuto credo. Lo stabile dell'Unione Europea brilla per le grandi vetrate azzurre che ne ricoprono la facciata. Io vi entro, e il mio lavoro incomincia..
Da Skopjie: J.C.
giovedì 2 aprile 2009
GIANCARLO
Giancarlo, laureato in lettere ha 26 anni e trova un'occupazione precaria presso una sede periferica di un giornale regionale.
Deve occuparsi di cronaca nera. Ha la faccia pulita, modi di fare gentili ma determinati, un corpo esile che contrasta con la risolutezza e forza di carattere.
Ha una ragazza ed un amico: insieme passano qualche bella giornata di tempo libero.
Il lavoro non manca, la quotidianità offre molto per chi deve scrivere di furti, rapine ed omicidi.
Lentamente il giovane, forse futuro giornalista, dal volto da adolescente inizia a rendersi conto che, dietro alla 'nera' di ogni giorno di cui parla, ci sono risvolti ben più inquietanti e difficili da decodificare.
Cerca di capirne di più, ma trova un muro di gomma, qualche mezza parola, segni e messaggi in codice gli fanno capire che con i suoi articoli chiari, lucidi e puliti
sta toccando interessi economici rilevanti nel territorio, in cui gli è capitato di operare.
In quel paesino del napoletano, Torre Annunziata, la malvita è la padrona riconosciuta della vita dei cittadini.
Giancarlo non ne sembra intimorito, capisce che è solo anche se un capitano dei carabinieri gli passa delle notizie ed un giornalista più anziano di un altro settore gli inizia a spiegare come funzionano i rapporti tra potere politico locale e criminalità.
Va avanti con le sue inchieste ed i suoi articoli diventano così scomodi che si trova improvvisamente, casualmente?, trasferito alla sede principale del giornale: Il Mattino di Napoli.
Là deve occuparsi di disoccupati e sindacati.
Fa bene il suo lavoro, ma continua in solitudine a seguire il filone d'inchiesta che
lo aveva affascinato a Torre Annunziata.
Lo chiamano a parlare nelle scuole, dove con candore rivela più o meno tutto quello che ha capito e riceve i primi 'avvertimenti'.
Poi un fatto inatteso lo porta a chiudere il cerchio della sua ricerca.
Ha materiale scottante tra le mani. Qualcuno lo viene a sapere e a 26 anni la sua giovane vita viene spenta a colpi di pistola. E' il 2 settembre 1985.
Il film finisce e nella sala gremita si avverte la commozione generale, i titoli scorrono lenti, nessuno si alza perchè dopo parleranno il regista e l'interprete principale.
Libero di Rienzo, l'attore, è timido e si schermisce, fa capire che è meglio intervistare Marco Risi, figlio dell'indimenticato Dino.
Marco svela particolari della preparazione: la difficoltà a girare alcune scene nei luoghi dove la camorra è regina, l'aiuto avuto dalla famiglia di G. Siani, la gratitudine della ragazza di Giancarlo che tramite il film 'FORTAPASC' ha visto rivivere il suo compagno e la sua lotta solitaria.
Ricorda Risi che nulla è cambiato laggiù dal 1985. Parla di R. Saviano e della vita da recluso che, a 30 anni, è costretto a condurre. Cita la serata che Rai 3, nel deserto e disastro dell'informazione in Italia, gli ha dedicato ed il successo che ha avuto.
Lo stesso favore di pubblico che sembra incontrare il suo film, non certo favorito dal ben più celebre 'Gomorra'.
Gli applausi sono frequenti, le domande sembrano non finire, finchè il conduttore a mezzanotte e passa non decide di augurare a tutti la buona notte, dopo che Risi ha ricordato al pubblico di Pordenone e di Cinema Zero, quanto siano fortunati i friulani a vivere in terre dove la malvita di Torre Annunziata e di tante altre zone del Paese, non c'è.