La Regione ha approvato una normativa storica in materia ambientale e di sicurezza sul lavoro. Abbassati radicalmente i limiti di diossina e di altre sostanze tossiche che le aziende possono emettere.
Così si rispettano i parametri Ue e si tutela la salute delle persone. Particolare soddisfazione a Taranto, la città più inquinata d'Italia. È la prima proposta del genere in Italia.
La strada intrapresa dalla Regione per tutelare la sicurezza del territorio e di chi lo abita, (troppi i casi di persone che si ammalano di tumori e molto altro) in particolare l'agro di Taranto, martoriato dalle emissioni industriali, si fonda su evidenze scientifiche.
Le stime attestano che la diossina prodotta dall'Ilva a Taranto in un anno e in condizioni routinarie, è pari a 171 grammi - dato rilevato nel 2008 sul camino E312 dello stabilimento -, che moltiplicati per 45 anni di attività del siderurgico, danno oltre 7,7 chili di diossina: tre volte Seveso.
E sono complementari a quelle contenute nel registro Ines, secondo cui a Taranto si produce il 92% della diossina italiana.
Dei paesi europei, in cui il limite di emissioni per metro cubo è fissato in 0,4 nanogrammi in tossicità equivalente, l'Italia è l'unico ad avere una legge che fissa il tetto a 10mila nanogrammi a metro cubo in concentrazione totale: il più alto. Di più. L'Ines stima anche che la fonte principale di diossina a Taranto è l'Ilva.
L'obiettivo della legge è dimezzare le emissioni entro il primo aprile del 2009, per scendere entro il 31 dicembre 2010 al limite europeo. Verranno calcolate soltanto le diossine dannose per l'uomo.
Diverso il discorso per gli impianti già esistenti, come l'Ilva di Taranto. Le emissioni di diossina prodotte dallo stabilimento a febbraio 2008, dati Arpa, oscillavano tra i 4,4 agli 8,1 nanogrammi, ma a giugno, dopo l'impiego di tecnologie Urea (che esercitano una forte funzione inibitrice) si sono ridotte anche a 0,9.
Dal primo aprile del 2009 non dovranno superare i 2,5 e dal 31 dicembre del 2010 dovranno rispettare il limite europeo.
Lunetta Franco, di Legambiente Taranto, aggiunge: «È una legge importante non solo dal punto di vista pratico, ma anche simbolico, perché spiana la strada ad altri provvedimenti di questa natura».
Fonte: Il Manifesto del 18.12.08
venerdì 19 dicembre 2008
UNA REGIONE UNA LEGGE
giovedì 18 dicembre 2008
IL BALZO DELL' "ONDA"
Eccolo l'atteso balzo degli studenti dell'"onda".
Ideato, probabilmente, in una delle tante riunioni ed assemblee che contestavano i tagli alla scuola ed all'università e preparato da tempo, si è svolto oggi all'università di lettere l'incontro tra i giovani e Roberto Saviano.
Tema della conferenza del giovane scrittore: la moralità nella vita pubblica del Sud.
Un argomento scottante in un momento altrettanto caldo per la pulizia della politica.
Colpisce in primo luogo il pragmatismo del movimento studentesco che, finito il momento della protesta, si aggrega attorno al nodo centrale del conoscere per capire.
E sceglie un interlocutore altettanto pragmatico ed incisivo, colui che a soli 28 anni è già diventato il simbolo di una nuova resistenza: quella contro il malaffare nella vita pubblica.
Rainews 24 ha il merito di trasmettere l'intero incontro. Le Tv ne mandano un breve spezzone.
Ma pochi minuti bastano a 'bucare il teleschermo', a far capire che ci si trova davanti ad una svolta culturale e politica e del movimento studentesco di Roma e nazionale perchè è probabile che poi altre città seguano quanto organizzato nella capitale.
Una generazione di giovani che si è pacificamente ribellata al taglio dei fondi per la scuola salta ogni mediazione e va alla fonte più pulita per capire il modo in cui lo 'sporco' soffoca il loro futuro.
E le parole di Roberto, attraverso Rainews 24, 'bucano' una seconda volta lo schermo.
Trasmettono il brivido che attraversa chi dice nomi e cognomi, rischiando la propria vita.
Fanno capire il gioco gigantesco che condiziona l'esistenza di milioni di persone.
Spiegano come è difficilissimo per il serio e l'onesto agire in modo coerente.
Articolano ragionamenti sulle culture: quella camorrista, quella del politico del Sud, quella della gente del territorio.
Snocciolano le cifre economiche con cui il potere camorrista governa.
Chiariscono come un ganglo vitale sia anche per i malavitosi quello costituito dai media.
Ricordano i tanti bravi giornalisti che combattono da soli in oscuri giornali di provincia clan camorristi che temono solo i grandi quotidiani nazionali.
Indicano le strade da percorrere per riuscire ad incidere in una realtà che è, apparentemente, immodificabile.
Fonte Rainews 24 di oggi
mercoledì 17 dicembre 2008
LAVORI IN CORSO
Il parlamento europeo ha respinto in seconda lettura la proposta di portare la settimana di lavoro nell'ue fino a 65 ore, accogliendo tutti gli emendamenti della commissione lavoro.
Il Parlamento europeo ha bocciato il compromesso faticosamente raggiunto dai ventisette per consentire un orario di lavoro fino a 65 ore nell'Unione europea.
La proposta di revisione dell'attuale direttiva sull'orario di lavoro ha portato a Strasburgo e alle porte dell'Europarlamento migliaia di lavoratori provenienti da tutta Europa e che hanno sfilato per le strade della città con lo slogan "no alle 65 ore" e "sì a condizioni di lavoro decenti".
Ora si riaprirà la procedura di conciliazione col Consiglio.
Una prospettiva che di fatto rimetterebbe in discussione la possibilità per la direttiva di essere approvata perchè i tempi del negoziato arriverebbero proprio a ridosso delle elezioni europee, che si terranno a giugno del prossimo anno.
Dopo la direttiva sulla liberalizzazione dei servizi, la cosiddetta direttiva Bolkestein, i sindacati europei si sono nuovamente mobilitati per contrastare questa proposta sull'orario di lavoro, che giudicano il primo passo verso un arretramento dell'Europa sociale, proprio in un momento di particolare crisi economica.
Obiettivo dell'Europarlamento, ha spiegato il relatore Alejandro Cercas, è mettersi di traverso al compromesso raggiunto a giugno fra i ventisette, in base al quale un lavoratore può dare il suo consenso a lavorare da 60 fino a 65 ore come media trimestrale, in presenza di un contratto collettivo, rispetto al tetto di 48 ore.
«C'è in quest'aula un'ampia maggioranza per dire che gli uomini non sono macchine e che la salute, la sicurezza e la vita famigliare vengono prima di tutto», ha affermato il relatore.
Fonte: Unità di oggi
martedì 16 dicembre 2008
FUORIPORTA
Confindustria parla oggi di 600.000 posti di lavoro che saranno permanentemente persi nel paese a causa della crisi economica.
Il governatore della Banca d'Italia dice che ci vuole un piano B per l'Italia per impedire che la crisi diventi un disastro.
Evita, garbatamente, di aggiungere che in Inghilterra, Francia e Germania si è già avanti su questa strada.
Dare un occhio al di là del confine ogni tanto fa bene. Aiuta a comprendere meglio una realtà che l'astuta orchestrazione dei media talvolta impedisce di vedere con chiarezza.
Se quindi Sarkozy, leader della destra francese, va da Brown, leader laburista inglese, per capire bene le misure da lui approntate per arginare i problemi dell'economia (azione che in poche settimane ha portato la sua popolarità di nuovo al top e sopra il livello del leader conservatore), dall'altra parte la leader cristiano-democratica tedesca sta già predisponendo ulteriori interventi.
Tutte azioni ispirate non ad un economia di mercato liberista, ma ad un'azione stabilizzatrice dello stato in un quadro economico devastato da anni di liberismo sfrenato.
Aiuti quindi alle fasce più deboli della popolazione, difesa del potere d'acquisto di salari e pensioni.
Quello che qui da noi solo la Cgil chiede con chiarezza e con uno sciopero generale.
Non basta. In Francia Sarkozy, che aveva attuato una riforma di tagli nelle scuole superiori, è costretto a rimangiarsela totalmente. Merito della rivolta degli studenti medi francesi, ma anche della comprensione che, in questo momento, non ha senso tagliare dove bisogna investire sul lungo periodo.
In Spagna il leader socialista Zapatero avvia un programma di acquisto dei terreni di propietà delle immobiliari e vara un programma di costruzione di case popolari sulle stesse aree.
Se riusciremo anche qui a salvarci dal terremoto economico in atto, lo dovremo anche a questa giovane Europa così bistrattata da tante parti ed al suo Euro.
Fonti: Rai News 24 e www.eddyburg.it
lunedì 15 dicembre 2008
IL GRANDE ED IL PICCOLO
L'"onda" degli studenti, insorti contro i tagli alla scuola pubblica e scesi in piazza con ripetute manifestazioni assieme a famiglie e sindacati, sembrava aver avuto come unici risultati grandi effetti emotivi (gli entusiasmi di quelle settimane) e l'acquisizione di consapevolezza di tanti giovani delle politiche di distruzione della scuola pubblica.
L'energia prodotta dalla ribellione pacifica di tanti giovani ha avuto però a settimane di distanza dall'apice delle proteste un effetto che ha sorpreso più di qualcuno: una marcia indietro del governo sui punti più contestati.
Quanto concreto sarà questo dietrofront lo si vedrà.
Ma un risultato tangibile l'onda lo ha prodotto e non è poco considerato il momento politico ed economico.
Venerdì uno sciopero riuscito della Cgil per politiche di sostegno alle fasce più deboli della popolazione, praticamente inermi davanti alla crisi, è stato di fatto ignorato dai media e chi avesse voluto cercare traccia del milione e mezzo di manifestanti in 108 città nei giornali di ieri, avrebbe cercato invano.
Ma nonostante il coprifuoco mediatico pare che anche qui ci sarà qualche cambiamento, magari non subito.
Un segno che agendo su giuste istanze si riesce a raggiungere qualcosa e che, proposte operative concrete hanno seguito tra i cittadini.
Nel nostro territorio parlano da soli i numeri di presenze delle persone ad un'assemblea pubblica a Concordia (500) su una questione locale, alla cerimonia di commemorazione dei martiri di Blessaglia (150), al discorso di Don Ciotti a Portogruaro (200) e alla conferenza di Gherardo Colombo (250) sempre a Portogruaro.
Sono segni di vitalità di un tessuto democratico che le tante sconfitte non hanno ancora debellato e che, vedasi la partrecipazione giovanile alla fondazione di Libera, sa produrre nuove energie.
Sono segni di speranza e di fiducia da raccogliere e da far crescere.
venerdì 12 dicembre 2008
108 MA NON BASTA
Oggi c'è lo sciopero generale indetto dalla Cgil per un sostegno alle fasce più deboli della società contro la violenza dell'attuale crisi economica.
Manifestazioni e cortei in 108 - centootto città. 200.000 persone a Bologna, 40.000 a Cagliari, 30.000 a Torino.
Non sono i numeri massimi di uno sciopero generale, ma non sono neanche numeri piccoli.
Pensionati, studenti, disoccupati, precari hanno affollato le piazze di un paese flagellato dal maltempo. Molti tra questi hanno dato una giornata di lavoro per la riuscita della manifestazione.
Con i tempi, e i salari che corrono, è uno sforzo non comune.
Chiunque apra i maggiori quotidiani nazionali di oggi on-line non trova però questa notizia ai primi posti. Deve cercarla ben oltre la prima shermata.
Ci sono un sacco di argomenti più importanti per La Repubblica, il Corriere della Sera e la Stampa.
Più o meno la stessa cosa si può dire dei quotidiani in edicola e dei tg televisivi che sfoggiano inquadrature dal basso del corteo di Bologna.
Dall'alto il telespettatore si potrebbe rendere conto del numero di persone presenti.
Pochissimi minuti e via. Di manifestazioni in 108 città non una parola o solo un rapido accenno.
Il ruolo normanlizzatore dei mass media pare voler dispiegare tutto il suo potere per far passare in secondo piano la protesta degli strati più esposti alla crisi del paese.
Se c'è qualcuno che ha ancora dei dubbi sul livello di guardia in cui versa la democrazia italiana, costui oggi può provare a darsi una risposta più precisa.
giovedì 11 dicembre 2008
L'ALTRO VOLTO DEL CALCIO
Seedorf (calciatore di colore del Milan), vogliamo parlare un po' di calcio e responsabilità sociale?
"Volentieri. Partiamo da un dato innegabile: il calcio dà una visibilità enorme e consente di lanciare segnali molto forti. C'è chi sfrutta questa possibilità, chi no, chi vorrebbe ma non sa come.
Io credo che noi dobbiamo dare l'esempio e comportarci bene in campo, soprattutto pensando che ci guardano i bambini e che per natura i bambini sono portati a imitare i gesti. …
Finché siamo sotto i riflettori, il comportamento dev'essere serio e responsabile.
Basta perdere il controllo per due secondi e si finisce su You Tube".
Ho letto della fondazione (playground) che ha realizzato in Olanda e mi ha colpito il fatto che ci siano spazi per i bambini e anche per i vecchi.
"Mi sembra una cosa logica. I ragazzi giocano a calcio o a basket, i vecchi a bocce. Sono partito dall'idea di riavvicinare le persone. Qui in Italia voi pensate che l'Olanda sia un paradiso per l'integrazione, invece è dura. Il playground è attaccato alla scuola dove ho studiato dai 6 ai 12 anni ad Almere, vicino Amsterdam.
La città è cresciuta in fretta, con relativi problemi di malessere sociale. Dopo tre mesi di playground, il tasso di criminalità era calato del 30%. Adesso è frequentato anche dai musulmani, un po' restii all'inizio.
Altri progetti in cantiere: quello, già avviato, di Malmberg, vicino Capetown, In Sudafrica. Poi, forse, Djibuti e il Vietnam. Certamente Milano.”
Il calcio qui da noi?
"Intorno al calcio in Italia c'è troppo odio, come in una guerra non dichiarata. Su una vittoria o una sconfitta si ricama per mesi. Per me non esistono nemici, solo avversari, e solo per il tempo della partita.”
Parliamo degli altri, allora. Secondo lei l'Italia è un paese razzista?
"Secondo me l'Italia è un bellissimo paese popolato in gran parte da bellissime persone. Non è un paese razzista, bisogna stare attenti a usare questa parola a proposito. Più circola la parola "razzismo" più si fa propaganda al razzismo. Io farei circolare la parola "integrazione".
In Italia semmai c'è una forma di stupidità culturale che porta alcuni, insoddisfatti della propria vita, a un comportamento spregiativo e aggressivo nei confronti dei più deboli.
Stupidi sì, ma non fino al punto di prendersela coi più forti. S'è visto mai, questo? I più deboli sono gli zingari, gli immigrati dai paesi poveri d'Europa, quelli che vengono dall'Africa, ma sono anche gli italiani poveri, i senzatetto come quello che è stato bruciato a Rimini. Non è razzismo".
Nel caso del ragazzo ghanese pestato a Parma dai vigili urbani, lei di che parlerebbe?
"In quel caso, di razzismo. Ma io sono contrario, se vuole saperlo, alle sanzioni dell'Uefa per i campi dove qualche spettatore intona cori razzisti…. non trovo giusto che tutta una tifoseria paghi per il comportamento di pochi.
Trovo giusto che si educhi uno stupido affinché perda un po' della sua stupidità. Aiutare, non punire. Oppure sì, punire, ma quando s'è fatto di tutto per aiutare".
Intervista di G. Mura da 'Repubblica' di oggi